Riding passion

La moto gira.. guarda.. e racconta

sabato 29 ottobre 2016

4 passi in Svizzera: Maloja, Julier, Albula e Bernina a fine ottobre 2016

Sabato di fine ottobre. Si va verso quella che da parte di molti non è considerato il periodo migliore per girare in moto. Certo, se si considera la minore quantità di ore di luce a disposizione e le condizioni meteo meno favorevoli, non si può dire che sia una convinzione troppo campata in aria.
Tuttavia l'ora legale entrerà in vigore solo domani, le temperature sembrano ancora favorevoli, e le previsioni danno bel tempo. Dunque cominciamo a goderci il presente!
Appuntamento alle 9 in zona Seregno, sulla SS36 Valassina, con Triplepeo e Teotorre.


Aria del mattino "frizzantina": il quadro della Stelvio segna 9°C.


Il Primo problema che si presenta è legato ad un fatto di cronaca, tragica cronaca. Il crollo del cavalcavia sulla SS36 del 28 ottobre 2016 ha purtroppo causato un morto e, tagliando in due l'importante arteria che va da Milano a Lecco all'altezza di Annone, ha reso obbligatorio incanalare tutto il traffico su arterie secondarie della Brianza per aggirare lo sbarramento. 
Le tempistiche per arrivare a Lecco e poi a Colico e Chiavenna, che grossomodo sappiamo valutare, vanno riconsiderate. Anche per questa ragione abbiamo a malincuore rinunciato già dal pomeriggio di ieri a fare un tour che ci portasse allo Stelvio (per incontrare Nolmar che sarebbe arrivato dal Veneto) e poi a Livigno: saremmo stati già stretti con i tempi in rapporto alle ore di luce in condizioni normali; con questo ulteriore intoppo i tempi non sarebbero stati quantificabili e avremmo solo viaggiato con l'apprensione delle tabelle di marcia da rispettare.
Dunque con le moto usciamo dalla Valassina nei pressi di Suello e superiamo nelle strade secondarie tutte le lunghe code di auto inchiodate in queste strade periferiche non progettate per questi grandi flussi di traffico. 

Nota: personalmente trovo molto più probanti situazioni come queste, quando vado in moto, che lunghe percorrenze su strade tortuose, ma libere. In questi casi, infatti, la fatica fisica è maggiore perchè la moto, in movimento, è molto più leggera che quando va pianissimo; e la fatica derivante dalla concentrazione e dall'attenzione che impone il fitto traffico di automobilisti, spesso distratti (con tutte le conseguenze che questo può avere su chi va in moto), grava non poco.

Comunque rientriamo sulla SS36 poco prima di Lecco e rapidamente percorriamo tutti i lunghi tunnel che portano fino in cima al lago, in zona Colico. Poi proseguiamo oltre il bivio per la Valtellina, verso Chiavenna. Tra Novate Mezzola e Somaggia ci avvolge una fitta nebbia, e la temperatura scende intorno ai 7°C. Niente di drammatico, però siamo un po' delusi: il meteo parlava di sole, ma al momento sembra un'ipotesi molto remota. Proseguiamo, ma poco prima di Chiavenna la sosta da Moreschi è d'obbligo per qualcosa di caldo. Saranno le 11, minuto più minuto meno. Solitamente quando vado in Svizzera acquisto in questo bel forno/bar/pasticceria dei gustosi panini caserecci fatti sul momento con salumi o formaggi locali, così da potermi poi fermare per pranzo dove voglio senza lasciare l'equivalente di almeno 15€ per pranzo in qualche bar oltreconfine.
Ripartiamo dopo un po', piccola, solita colonna sul ponticello a Chiavenna e poi avanti verso la cascata dell'Acqua Fraggia, Piuro e la dogana di Castasegna. Si può dire che da Chiavenna in avanti inizia la giornata motociclistica. La strada prende a salire in maniera molto regolare, con belle curve, ma filanti. Fondo stradale impeccabile. Del resto una delle certezze dei giri in Svizzera sono le ottime condizioni delle strade. Dopo Bregaglia la strada diventa più curvosa e ci si diverte molto. Ovviamente ancora tornanti, ma ampi e arrotondati, con un raggio estremamente guidabile anche per un peso non proprio piuma come la Guzzi Stelvio. La parte finale è invece completamente diversa, anche se bella ugualmente: molto meno filante, con tornanti secchi, dal raggio molto stretto, che non permettono di vedere se scende qualcuno in senso opposto: io preferisco sempre dare un colpo di clacson tanto per far sapere che sto salendo. Diciamo che non è piacevole quando si incappa in autobus o, peggio ancora, autoarticolati che salgono o scendono: non c'è modo di passarli, visto che i tratti dritti tra un tornante e l'altro sono molto brevi e la visuale su chi arriva in direzione opposta quasi nulla. Si deve restare dietro e salire anche ai 20 all'ora.
Forse dal bel video di Peo della salita al Maloja ci si può fare un'idea.



Arriviamo in cima e scolliniamo il passo Maloja.. poi la strada 3 che costeggia il lago di Sils ci porta verso Silvaplana e ci regala scorci meravigliosi.



Si arriva a Sils e alla piccola rotonda si prende a sinistra. La strada s'impenna subito e con tanti tornanti secchi, anche se meno serrati di quelli del Maloja, si sale rapidamente di quota. Si va verso lo Julierpass, quasi 2.300 m. sul livello del mare.
Il chioschetto, che in qualche circostanza ho visto ricoperto letteralmente dalla neve, ha già chiuso i battenti: per fortuna però della neve neppure l'ombra. Anzi: la temperatura è estremamente gradevole, 13 °C e un bel sole. Il cielo è limpidissimo.


Abbiamo deciso di fare l'anello che dal Giulia scende a Tiefencastel e risale da Filisur, Bergun fino al passo Albula, per poi ridiscendere su Samedan.
La prima parte della lunga discesa verso Tiefencastel è un susseguirsi di tornanti: quando si sale da questo versante è un crescendo fino al passo. Poi rimane molto divertente e rapida, in perfette condizioni. Siccome è più o meno l'una, il lago artificiale di Marmorera coi suoi riflessi ci cattura e ci convince che non c'è posto migliore per consumare i panini comprati a Chiavenna.



Il villaggio a valle dalla diga è avvolto dai colori autunnali.


Alla rotonda alle porte di Tiefencastel prendiamo a sinistra e imbocchiamo la strada del passo Albula. Nella prima parte è abbastanza pianeggiante, c'è anche una zona di lavori: fondo stradale senza asfalto, ma molto compatto. Poi torna a salire, ricordando un po' la parte prima di arrivare ai tornanti del Maloja. A dire il vero mi ha fatto venire in mente anche un'altra salita: quella che da Fontegreca, vicino Venafro, sale sull'altopiano del Matese, tra Molise e Beneventano. Ne parlavo descrivendo il viaggio del giugno 2015 verso la Basilicata.
I paesini di Flisur e Bergun sono quanto di più fedele all'immagine del paesino svizzero di montagna possa esserci: casette dai tetti spioventi, il campanile, i balconi coperti di fiori e curatissimi. Li ricordavo molto bene dal giro fatto nel maggio del 2014 con Vecchialenza.
Arriviamo in cima all'Albula stando spesso all'ombra, ma la temperatura non è affatto rigida.


Si torna giù. La prima parte della discesa è poco ripida, quasi dritta, e si dipana in una sorta di conca, tra le scoscese, spoglie pendici delle alte cime circostanti.


Ogni tanto mi porto avanti perchè mi piace scattare qualche foto ai miei compagni di viaggio. Queste vengono utili anche per farsi un'idea del tipo di panorama.



Poi si entra nel bosco.


I colori gialli dell'autunno tornano ad accendere il contrasto con il blu del cielo, tersissimo.


Decidiamo di scendere verso Samedan e di fare il Bernina: torneremo a casa dalla Valtellina.
Mentre si scende, si gode della bella vista sulla vallata, fino a La Punt Chameuse.
Allo stop, a destra verso Samedan e poco più avanti si volta a sinistra per andare verso il Passo Bernina. E proprio qua incrociamo il nostro amico Vecchialenza: dopo tanto tempo ha ripreso in mano la moto per fare un giro. Lui sta girando in senso antiorario e arriva da Livigno.


Quattro chiacchiere, una sigaretta e ci salutiamo: in marcia verso il Bernina.


Là in fondo il ghiacciaio risplende in pieno sole.


La parte da dove si vede il ghiacciaio nella foto sopra è caratterizzata da molte curve continue, con la strada che si snoda in buona pendenza tra i boschi di conifere. Una tregua: spiana per qualche km per poi avventurarsi di nuovo, ma con curve più ampie e, essendo più in quota, fuori dal bosco. Mi è capitato di passare dal Bernina in altri periodi dell'anno (Marzo 2015) ed era tutto ricoperto di neve. Oggi comunque non è così e va benissimo! Si supera l'Hospiz e qualche centinaio di metri più avanti parcheggiamo nei pressi del cartello che indica i 2.330 m. del passo.


La discesa dal Bernina verso Tirano e il confine con l'Italia è bella lunga: inzialmente il paesaggio rimane abbastanza lunare, come tipico di queste zone. Poi scendendo torna ad essere pieno di colori, quelli vivaci gialli e caldi dell'autunno.
Prima di entrare in Italia facciamo il pieno di 98ottani: 1,51 franchi. Registro con piacere che dopo 159 km di saliscendi alpini, ad andatura non forsennata, ma neppure da riposo, la Stelvio ha bisogno di 8,44 litri di benzina. Questo significa 18,83 km con 1 litro! Mi piace pensare che il mio impegno ad avere una guida il più dolce e regolare possibile, pennellando le curve quasi in una sorta di esercizio stilistico e non aprendo brutalmente la manetta, anche questo bestione possa essere parco nei consumi. Alla stazione di servizio dalle parti di Brusio mi colpisce questo cartello su un contenitore di prodotto per pulire i vetri "..fuori dagli orari di apertura mettere i soldi nella buca delle lettere..". Un esempio di civiltà eccezionale.


Da qui in avanti sappiamo cosa ci aspetta: passiamo la dogana a Tirano e cerchiamo subito un bar dove prennere un caffè. La lunga fondovalle della Valtellina ci attende, col sole in faccia che scende e il suo traffico. Per fortuna, tuttavia, è soprattutto a salire verso Bormio: probabilmente tutti lasciano le città lombarde per il ponte di Ognissanti e per questo sono incolonnati. A "scendere" verso il lago di Lecco la situazione è accettabile. Breve sosta all'Agip di Mandello del Lario. Siamo intorno alle 18.30 e il sole sta per tramontare: domani a quest'ora sarà già buio!


L'ultimo tratto verso Lecco e poi tutto il traffico è bloccato in colonna per la deviazione dovuta al ponte crollato. Pur non essendo propriamente a bordo di una piccola moto, riesco come gli altri a districarmi tra le auto ferme: grande prestazione della frizione della mia Stelviona! Una rapida occhiata al ponte crollato, mentre tutti i mezzi alla luce delle fotoelettriche sono intenti alle operazioni di rimozione, e poi ci reimmettiamo sulla Valassina, in direzione di Milano.
Giornata lunga, quasi 12 ore in giro, ma davvero siamo entusiasti per questo inaspettato dono di fine ottobre: 4 bellissimi passi svizzericon il sole, il caldo e con strade perfette e zero traffico. Non si poteva volere di più! Alla fine la Stelvio va a nanna con 490 km in più e io e i ragazzi con un sorriso da un orecchio all'altro!





Questo il link al giro di oggi.

Nessun commento:

Posta un commento