Riding passion

La moto gira.. guarda.. e racconta

mercoledì 13 luglio 2016

Abruzzo e Veneto in una settimana: 6 - 13 luglio 2016

E' passato un mesetto dal viaggio a Capo Finisterre e la Bonneville è di nuovo on the road per un altro giretto. Questa volta dal 6 al 13 luglio si parte dalla Lombardia e si va verso l'Abruzzo, attraversando il centro Italia; poi di nuovo ruote verso nord per una rapida puntata in Veneto.

Giro in Romagna, Umbria, Marche, Abruzzo e Veneto



La compagnia del gozzoviglio stavolta annovera Nolmar, Ogeko, Jules Winnfield e il sottoscritto.
Quindi "starting grid" con:

2 Triumph Bonneville
1 Triumph Scrambler
1 BMW r1200GS

La partenza da Milano è di buon mattino (lo confesso? ok: le 6): col chiarore del sole sorto da poco mi piazzo in A1 fino a Bologna. Poi A14 fino a Cesena nord. L'autostrada era un male necessario per essere all'appuntamento coi veneti alle 9. Prendo la E45 per una decina di km in direzione di Mercato Saraceno. Purtroppo il rendez vous nel primo autogrill di strada avverrà con quasi due ore di ritardo sull'orario fissato. Inganno il tempo all'ombra di un gazebo, recuperando un po' del sonno perso per la sveglia alle 5 del mattino e bevendo un caffè.


Un'occhiata alla mappa.


Quando arrivano ci dirigiamo verso la rocca di S. Leo, passando per l'entroterra Romagnolo e il Montefeltro. Belle strade, abbastanza tortuose, tra i saliscendi delle colline, tra le campagne.
In lontananza si staglia la Rocca di S. Leo, piazzata su una roccia dalle pareti a strapiombo.


Ci passiamo proprio sotto.


Foto alle porte del paese.


Rapido passaggio nella piccola piazza rinascimentale.


Visitare la rocca comporta un percorso pedonale che non è il massimo della comodità con l'abbigliamento da moto. E comunque la meta è lontana e siamo partiti in grosso ritardo sulla tabella di marcia: torneremo per dedicare il giusto tempo a questà bella località.

Tracciato: tortuoso, tra i saliscendi delle campagne del Montefeltro, non sempre in buone condizioni perchè non sono frequenti le sconnessioni dovute a piccoli smottamenti del terreno. Traffico poco, ma va prestata attenzione ai mezzi agricoli.
Note: belle colline, bei panorami. Con pioggia eviterei: l'impressione è che molte strade siano franose e che la manutenzione sia scarsa, con rischio di fondo sporco di fanghiglia e sassolini.

Scendiamo verso S. Angelo in Vado. Poi a Piobbico un curioso segnale stradale ci informa della direzione per il "Club dei brutti"! Forse abbiamo trovato il nostro paese.


Un temporale aleggia intorno a noi sin da Mercato Saraceno. Non ci va di prendere acqua e quindi condiziona un po' la scelta sulla direzione da prendere. Troviamo una strada che ci porta rapidamente in zona Gubbio e di qua verso S. Maria degli Angeli: la meta era un "classico" dei nostri giri: "Il porcellino divino", dove ci servono il mitico panino con la porchetta. Consigliatissimo ai motociclisti. Se siete in zona: dalla E45 uscite a S. Maria degli Angeli e all'ingresso del paese lo trovate.


La fame!


E45 fino a Foligno e poi seguiamo per Colfiorito e Casenuove. Di qui, a destra verso Sellano. Direzione Cerreto di Spoleto, dove si volta a sinistra immettendosi sulla SS685 "Tre Valli Umbre". Qualche km e poi si trovano le indicazioni per Norcia e Forca Canapine. Basta seguirle e si arriva agevolmente a Norcia.

Tracciato: da Foligno, dove si lascia la E45, andando verso Colfiorito e Casenuove è bellissima. L'asfalto è nuovo e il tracciato in pendenza è curvoso e vario. Tuttavia non è raro trovarsi incolonnati dietro qualche mezzo pesante e la cosa ovviamente toglie molto al godimento. Anche il tratto verso Sellano e Cerreto di Spoleto, fino all'immissione con la Tre Valli Umbre è piacevolissimo: scorrevole e andante, ma per niente noioso.

A Norcia ci sistemiamo e prima di cena ci godiamo il passeggio nel centro storico.


..degustando la buona birra "Nursia" prodotta dai monaci del Monastero Benedettino.


Alloggio: in ottica motociclistica, noi letto e prima colazione ci siamo sempre trovati bene all'Hotel Europa e lo consideriamo un ottimo compromesso qualità/prezzo: c'è modo di lasciare le moto all'aperto, ma in spazio chiuso, proprio sul retro della struttura: 5 minuti a piedi e sei in piazza. Benzinaio IP a 300 metri: buono per far benzina al mattino prima di ripartire. A cena basta girare il piccolo centro storico per trovare cibo buono un po' ovunque: in questi posti si mangia bene.


Alla sera dopo cena quattro chiacchiere all'aperto nella notte dalla gradevole temperatura. E' anche l'occasione per pensare alla strada da fare domani.


Oggi, intanto, oltre 600 km.


La bella giornata ci mette subito di buonumore!


Si sale verso Forca Canapine e la vista è mozzafiato!


Voltando a sinistra, la salita ci porta verso Piano Grande. Qualche curva piacevole, passaggio al rifugio Perugia e poi la strada arriva al culmine e lo sguardo può aprirsi sull'immensa vallata.



Ovviamente non siamo i soli ad essere conquistati, nonostante non sia la prima volta. Solo che ogni volta lo stupore sopraggiunge.
Scendiamo nella pianura che questa volta, prossimi alla metà di luglio, è punteggiata di tantissimi colori: rosso, viola, giallo. Si tratta della fioritura che ha reso celebre questo posto tra i Monti Sibillini. Giriamo un po' ovunque, fino a salire a Castelluccio di Norcia, arroccato sulla parte opposta, per cercare di immortalare questo trionfo di colori.




Questa la vista dal belvedere di Castelluccio di Norcia.


Piccolo spuntino di metà mattina a Castelluccio: formaggio e carne secca.


Con questa luce negli occhi riattraversiamo Piano Grande e saliamo verso Forca Canapine, per poi prendere la lunga e bella discesa che ci riporta al bivio con la SS685 "Tre Valli Umbre" che avevamo lasciato ieri.
Usciamo a Capodacqua e seguiamo le indicazioni per Tufo. Secondo i nostri calcoli, "tagliando" di qua arriviamo ad immetterci nella SS4 "Salaria". Ed infatti non è un'intuizione errata. Solo che la strada dopo poche centinaia di metri appare come un vecchio tracciato quasi dismesso, che si addentra nel bosco. Il fondo è di acciottolato ed alcuni tratti sono in forte pendenza, imponendo cautela e l'uso del freno motore. Comunque alla fine giungiamo alla Salaria asfaltata e ci dirigiamo verso Accumoli. L'obbiettivo è Amatrice, dove giungiamo intorno alle 13. Acquolina in bocca, troviamo un ristorante e pranziamo. Amatriciana, ovviamente.


Non è nulla di eccezionale, ad essere sinceri. E ci danno anche una bella "lisciata" con il conto: paghiamo un menù turistico anche avendo mangiato solo un piatto di pasta. Pazienza. Ci consoliamo con le prossime mete. La strada che va da Amatrice al Lago di Campotosto è la SS577. Scavalliamo il confine tra Lazio e Abruzzo e costeggiamo la parte settentrionale del lago. La strada è perfetta, il traffico nullo, e la vista del lago sulla nostra destra è suggestiva. Di tanto in tanto qualche camper con targa straniera è parcheggiato a bordo strada. Come accade sovente, noi italiani ignoriamo le bellezze che può riservare il nostro paese in ogni angolo: se non sono luoghi di cui si parla nelle riviste patinate, non li conosciamo.
Attraversiamo il ponte e facciamo una piccola pausa.



Dal lago si seguono le indicazioni per Assergi e poi si comincia a salire con belle curve lungo una strada letteralmente deserta, la Strada Provinciale 86, che passa per un altipiano. Il fondo stradale è perfetto, ma bisogna prestare attenzione: nel periodo del nostro passaggio ci sono molte greggi di bovini, di pecore, e relativi cani pastore che stazionano nel mezzo della sede stradale.




Un'immersione nella natura davvero coinvolgente, che tuttavia impone una certa prudenza: dietro ogni curva può esserci un ostacolo imprevisto.
i nostri sguardi, in attesa che transitino gli animali, indugiano sui panorami offerti dalle vallate circostanti.


Prima di Assergi, si sale a sinistra per Campo Imperatore. Siamo nei pressi di Fonte Cerreto, dove imbocchiamo la SS17bis. Nei pressi della Funivia il cartello ci rassicura: su è aperto!


La strada che sale è qualcosa di meraviglioso. Curve ampie, falsopiani, panorami, tornanti secchi, di nuovo tratti guidati, contropendenze: una ventina di minuti di strada dal fondo impeccabile che procurano grandissimo divertimento. Io mi lascio prendere la mano e vado su fino al bivio per Campo Imperatore. Dopo un po' arriva anche Ogeko che continua a ripetere quanto si è divertito.


Continuiamo verso Campo Imperatore: prima un lungo tratto in leggera discesa, poi una curva a sinistra che ci schiude davanti la sagoma del Corno Grande, il punto più alto del Gran Sasso d'Italia. Dopo un tratto pianeggiante di circa un km, inizia la salita e le curve, fantastiche, che appaiono ancora più coinvolgenti perchè man mano che si sale si può ammirare la vastissima pianura sottostante. Finalmente arriviamo nei pressi del piazzale dell'Osservatorio.
Ecco la Randagia in posa.


Le moto in fila sul piazzale.




Foto di gruppo: il buonumore non manca, anche se alle nostre spalle si stanno alzando le nuvole.


Prendiamo un caffè nel bar dell'albergo. E' frequentato da escursionisti, i loro accenti tradiscono le origini più disparate.
Poi ci spostiamo dalla parte della stazione di arrivo della funivia che parte da Fonte Cerreto.
Lo sguardo si perde all'orizzonte, oltre la vallata che scende su L'Aquila.


Note: il meteo sul Gran Sasso cambia rapidamente. MAI dimenticare di portare con sè almeno una maglietta termica e un antipioggia, anche se si va su in piena estate e a valle il tempo è caldo è sereno: potrebbero non servire, ma potrebbero anche servire e sarà bello averli messa in borsa la mattina alla partenza! Lezione generale per quando si va in montagna in moto, ma ancor più vera in questo luogo.

Il pomeriggio avanza e i luoghi belli da vedere sono talmente tanti, lungo il tracciato percorso finora, che è facile finire in ritardo coi tempi e le pur flessibili tabelle di viaggio. Rimontiamo in sella per tornare verso il bivio. A scendere si apprezza ancor meglio la vastità dell'altopiano e si respira chiaramente una sensazione di "selvaggio".


Dopo la discesa, la strada (sempre la SS17bis) che percorriamo in direzione di Fonte Vetica corre dritta come un fuso, un nastro nero che taglia la pianura, col fondo abbastanza sconnesso. Siamo soli, soli nell'immenso pianoro, con le montagne spoglie a sinistra: possiamo viaggiare affiancati, occupando l'intera carreggiata. Superiamo il rifugio Mucciante, dove avevamo sostato nel giro in Abruzzo del luglio 2015. Dopo il bivio per Farindola la strada risale con alcune curve per 4-5 km fino al Valico di Capo la Serra, a 1.600 m. Poi inizia una lunghissima discesa, molto piacevole, che ci porta prima al paese di Castel del Monte, con il suo campanile imbragato dalle impalcature per il restauro; poi a passare sotto le mura diroccate del castello di Rocca Calascio, dove venne girato il film "Ladyhawke" con Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer.


A Calascio, invece di voltare a sinistra e scendere verso Capodacqua (strada fatta nelle altre precedenti occasioni), allunghiamo un po' il percorso tenendoci a destra e passando per il piccolo borgo di S. Stefano di Sessanio. Proseguiamo poi per Barisciano, dove ci immettiamo sulla SS17. Dritta dritta, in ottime condizioni di asfalto, costellata di numerose rotonde, dopo un'ultima, veloce discesa finale (interrotta solo da una sosta per la benzina in zona Capestrano) ci porta a Bussi. Da qui, poichè i tempi si sono allungati troppo, decidiamo di proseguire via A25 e poi via A14 fino a Vasto, situata nella parte più meridionale della costa abruzzese.

Giornata seguente dedicata a un bel giro dell'Abruzzo interno centro meridionale: si va a fare il giro del Massiccio della Majella.
Da Vasto le curve della SS16 Adriatica che costeggiano le spiagge e le calette, col mare sulla destra e il sole alle spalle. A Torino di Sangro, 400 metri dopo il ponte che supera il fiume Sangro, si prende la strada a scorrimento veloce SS652 della Val di Sangro che va verso l'interno. La strada corre dritta su un piano rialzato al di sopra delle campagne. Si passa accanto allo stabilimento industriale della Honda Italia sotto il paesino di Atessa. Lasciamo la strada veloce all'uscita di Casoli (proseguendo dritto si arriverebbe a Castel di Sangro) e seguono una decina di km abbastanza noiosi tra diversi piccoli centri abitati. Giunti a Casoli, prendiamo a sinistra la SS84 Frentana, la "vecchia" strada statale che portava verso Roccaraso. La parte che scende sotto Casoli e costeggia il lago omonimo, per poi risalire sul tracciato più a monte, non ha nulla di particolarmente attraente. Tutto si fa invece molto più interessante quando si inizia la risalita del costone e poi ci si immette nella strada che arria da Fara S. Martino, per andare in direzione di Lama dei Peligni. Si viaggia su una strada che si snoda a mezza costa, con uno strapiombo sulla sinistra e la montagna a destra. E' come se ci si trovasse sulla Costiera Amalfitana o su quelle strade tipo la Gardesana Occidentale da Riva del Garda in giù, oppure la Via Regina (la SS340) che corre sulla sponda occidentale del Lago di Como, a scendere da Dongo. Curve, alcune filanti, altre più chiuse e quasi cieche, muretti bassi, ma un ritmo che dopo un po' si riesce ad assecondare. Il fondo stradale in passato non era all'altezza di cotanto divertimento, ma questa volta sembra a posto. Passiamo il memoriale della Brigata Majella, sulla sinistra appena prima dell'imbocco di una galleria, e poi la zona delle Grotte del Cavallone. Poi il tracciato "si calma" un po'. Nei pressi di Palena il panorama comincia a cambiare: non più strapiombo sulla sinistra, ma collina. Il tracciato alterna tratti dritti a qualche sequenza di curve, ma poi inizia a salire in pendenza, tra il bosco. E quasi all'improvviso, sulla sinistra, il tornante secco che porta al Valico della Forchetta.


Dopo il Valico, si apre una spianata: leggera discesa. Tendenzialmente si è portati a tirare dritto, "tuffandosi" nell'altopiano: andremmo in direzione Pescocostanzo e Rivisondoli. Questa volta però fatti 150 metri dal valico, lasciamo la SS84 e prendiamo a destra per lo spiazzo della stazione della Ferrovia, seguendo le indicazioni per Campo di Giove. La strada è in ottime condizioni, ma va riconosciuto che in questo tratto il piacere è per gli scenari stupendi che ci regala questa zona. Prati sterminati, con cavalli e greggi al pascolo.


In qualche caso non possiamo che fermarci e con bucolica pazienza, attendere il transito delle pecore mansuete.


Capita più volte di incontrare greggi: anche più avanti, quando la strada ha ripreso a fare curve, il fondo è perfetto, e il traffico letteralmente inesistente.


Siamo sul versante occidentale del Massiccio della Majella. Proseguiamo, con il Monte Morrone che alle volte ci si staglia di fronte, altre volte protegge la nostra destra.


Superiamo la stazione sciistica di Campo di Giove e proseguiamo: anzichè scendere a sinistra verso Pacentro (dove già eravamo stati nel viaggio del 2014 risalendo dal Salento - vedi tappa da Pescasseroli a Todi) proseguiamo dritto, seguendo le indicazioni per Caramanico Terme.
Si arriva così al Passo S. Leonardo.


Ecco i ragazzi in sella, con l'imponente "panettone" del Monte Morrone alle spalle.


Il tratto dal Passo S. Leonardo fino a S. Eufemia a Majella rimane divertentissimo e curvoso. Solo che l'asfalto all'occhio appare un po' più infido (la strada è di un grigio chiarissimo, con la segnaletica orizzontale molto molto sbiadita, tanto da non ingenerare la sicurezza della manutenzione. Inoltre anche il traffico di mezzi agricoli e di autovetture si intensifica un po'. Diciamo che stiamo andando verso una parte più urbanizzata di quella selvaggia e montana che ci siamo lasciati alle spalle.
Fa anche molto caldo. Per fortuna presto arriva il bivio a destra che indica Roccamorice: è quello che cercavamo: ora si tornerà a salire! Questa strada l'avevamo fatto a scendere da Passo Lanciano un paio di volte: una quando di ritorno dal viaggio in Sicilia del 2013 ripartimmo dalla Majella diretti a Chianciano Terme; un'altra quando venimmo a pranzo a Roccamorice con Ballantines, nel giro in Abruzzo del 2015.
Ci fermiamo ad un abbeveratoio per cercare sollievo dal gran caldo con un po' d'acqua.



Poi la salita riprende fino a Fonte Tettone. La strada man mano si restringe e nella parte intermedia si immerge in un bosco. Temevo che il fondo fosse molto più deteriorato: in fin dei conti è una strada secondaria per giungere su. Invece le condizioni sono buone. La parte finale sbuca dal bosco e porta verso dei pratoni. Siamo ad oltre 1.600 m., e decidiamo di mangiare un boccone nello chalet che c'è alla base di un impianto di risalita.



Comodo lettone autogonfiante!


Poltriamo per un bel po', godendoci l'ombra e il fresco venticello.
Poi riprendiamo l'ultima parte di salita fino alle antenne di telecomunicazioni poste accanto al "Rifugio Bruno Pomilio", in località Block Haus, a quasi 1.900 m.


Da quassù si gode di una vista sull'intera provincia di Chieti: in pratica tutto l'Abruzzo meridionale a est della Majella, fino al mare Adriatico.



E' un gran bel panorama!
Ci godiamo il fresco del tardo pomeriggio, prima di riprendere la strada verso valle.




Note: la strada al Block Haus termina: si può solo tornare indietro. Pertanto una volta arrivati a Fonte Tettone (o Mamma Rosa per via dell'albergo che ha questo nome); dove c'è lo Chalet, per andare verso Chieti e Pescara si prende a sinistra per Roccamorice, la strada da cui siamo saliti; se si vuole tornare verso la costa e verso sud, si va dritti invece verso Pretoro e poi Casoli,
La discesa verso Passo Lanciano è molto bella, ma dal fondo decisamente rovinato. Ormai l'ho fatta in diverse circostanze e, ahimè, la storia è sempre la stessa. Quindi prundenza e niente grilli per la testa: quello messo peggio è il tratto che scende fino a Passo Lanciano e oltre. Poi, un paio di km prima di arrivare a Pretoro, migliora: questo ultimo tratto è bello da fare in salita.
Comunque si giunge a Pretoro e poi si volta a destra per Casoli. Di qui, strada noiosa, che porta alla fondovalle Sangro, già percorsa in mattinata, e alla SS16 Adriatica che corre lungo la costa.
Birretta al tramonto a Punta Penna, nei pressi del porto di Vasto e dell'altissimo e riconoscibile faro.
Serata con cena di pesce.

Il giorno dopo facciamo un break: una giornata intera al mare, dove letteralmente ci rosoliamo!!
Del resto si stava così bene che era difficile schiodarsi!!!



L'indomani Jules riparte dritto per il Veneto.
Nolmar, Ogeko e io abbiamo invece altri piani: da Vasto si va a Genga, nelle Marche, nei pressi delle Grotte di Frasassi.

Partiamo in A14 e seguiamo fino al bivio per roma, poi usciamo a Villanova, la prima uscita sulla A25. Di qui, solo statale. Percorriamo tutta la SS81 "Piceno Aprutina" attraversando le bellissime colline abruzzesi, ricoperte da vigneti e uliveti, intervallati da campi gialli, pieni di balle di grano tagliato. La strada pur attraversando zone abbastanza abitate, dove i paesi si susseguono tra un'altura e l'altra, è davvero divertente. Tantissime curve, saliscendi, pianetti e bei panorami.
Dopo una sosta per bere dell'acqua fresca a Cellino Attanasio, giungiamo a Val Vomano e di qui ci dirigiamo verso Teramo. Da Vasto ci avremo messo quasi 4 ore. Sono le 12.30 passate. Facciamo bnzina alle porte di Teramo e proseguiamo verso Cona Faiete. Poco più avanti, giunti nel comune di Rocca S. Maria, i morsi della fame ci convincono a sostare in una trattoria lungo la strada.

Tracciato: finora ci siamo davvero goduti la strada. Da Villanova, via Penne, Castiglione Messer Raimondo, Cellino Attanasio, Val Vomano e oltre Teramo è un tratto fantastico per contesto e tracciato della strada. Fondo senza note di rilievo, quindi direi in condizioni soddisfacenti.

L'arrivo a Rocca S. Maria.


Abbiamo visto questo bar/trattoria e ci ha fatto una buona impressione.


Avevamo visto giusto!!! Ci accoglie una robusta signora di paese, che si vede che si occupa anche della cucina. Ci dice, quasi a schermirsi, che si mangia casereccio e che dovremo accontentarci di quello che c'è. Questa frase ormai è musica per le nostre orecchie! Mentre ci dirigiamo al terrazzino sul retro, all'aperto, buttiamo l'occhio ad un altro paio di tavoli dove alcuni avventori stanno pranzando: le premesse sono molto buone!
Ed ecco quello di cui ci dobbiamo accontentare: "quello che c'è.."




O forse è il caso di dire "quello che... C'ERA!!!"


Dopo mangiamo dell'ottimo cocomero, caffè e ammazzacaffè. Il conto ci fa dire che il rapporto qualità prezzo è strepitoso!!!
Scatto foto per tenere a mente questo posto: immancabile se si passa di qua!


Da qui in avanti, la tappa assume una piega differente. Purtroppo appena ripartiti veniamo sorpresi da un violento temporale. Di qui in avanti, soprattutto da località Ceppo in poi, la strada è da dimenticare. Completamente distrutto il fondo stradale in discesa: buchi e sconnessioni che, nascosti dalla pioggia e con la visibilità che è quella che è, diventano trappole invisibili. Ci si mettono anche dei bovini al pascolo in mezzo alla strada e alcuni cani pastore particolarmente aggressivi. Insomma: tanto bella la strada fino a Rocca S. Maria, quanto da evitare totalmente quella oltre, che arriva fino ad Acquasanta Terme.
Comunque risbuchiamo sulla SS4 Salaria e la percorriamo verso Ascoli Piceno per una decina di km, fino al bivio per la SP237 per Comunanza, Amandola e Sarnano. Questa strada è molto bella, con un ottimo fondo e con belle curve filanti. Riusciamo ad asciugarci abbastanza in fretta dopo esserci lasciati alle spalle il temporale.
Tutti i paesini attraversati sono molto carini, spesso caratterizzati da porte che immettono nel borgo racchiuso dalla cinta muraria fortificata. Sempre più o meno dritti verso nord, per Serrapetrona e San Severino Marche. Proseguiamo poi abbastanza spediti per Matelica e, dopo un tratto di superstrada, per Genga, nei pressi delle Grotte di Frasassi.
Mattinata ottima, pomeriggio un po' tribolato per il tratto da Ceppo ad Acquasanta Terme. Poi di nuovo ok!
Serata passata a guardare la finale dei Campionati Europei in Francia: ecco il momento della vittoria del Portogallo!


Al mattino partenza per il Veneto.
Si va verso Pergola e poi si segue per Fossombrone. Ecco il bello scorcio dal ponte sul Metàuro.


Passato il ponte ci si ritrova sulla SS3 "Flaminia" e poi sul vecchio tracciato della SS73bis di Bocca Trabaria. Abbastanza dritta, senza nulla degno di nota. L'ultimo tratto prima di Urbino diventa più curvoso. Di qui proseguiamo più o meno nelle zone che avevamo attraversato per andare verso sud. Infatti si vede da lontano anche la rocca di S. Leo.


Da Urbino le caratteristiche delle strade, senza scendere troppo nel dettaglio, sono abbastanza uniformi in direzione di Mercato Saraceno: strade tra le colline, che attraversano le campagne, abbastanza sconnesse anche se dal tracciato piacevole.
Tornati sulla E45, ci spariamo tutto dritto, ahimè, fino a Cesena Nord e poi proseguiamo verso Ravenna. C'è moltissimo traffico, soprattutto di mezzi pesanti. Prevale la noia e, lo ammetto, il fastidio che una guida di questo genere causa.
Proseguiamo sulla SS3 bis Tiberina fino a lambire Ravenna, per poi dirigerci oltre, in direzione della Valli di Comacchio. Non ero mai stato da queste parti: ero passato Casalborsetti, Lido degli Estensi, Porto Garibaldi, lungo la SS309 "Romea", ma non ero stato all'interno. E' suggestivo viaggiare su una strada che si trova su un argine, tenendo a destra uno specchio d'acqua che non è il mare.



Con un piccolo battellino passiamo anche sul canale Reno, nei pressi di S. Alberto.


Dopodichè inizia la zona del Delta del Po. Il paesaggio è particolare, con questi grandi specchi d'acqua. Poi si continua verso nord, la laguna veneta e la SS13 del Terraglio fino ai dintorni di Treviso, nostra destinazione finale.

L'ultimo giorno di giro è caratterizzato dal meteo molto incerto. Per arrivare in Cadore partiamo da Treviso in direzione di Vittorio Veneto, lungo la SS51 di Alemagna. Quindi facciamo il Fadalto che è sempre un gran piacere con i suoi tratti filanti, i curvoni aperti in pendenza e i suoi tornanti e scolliniamo per arrivare al bellissimo lago di S. Croce. Siamo ai piedi del Nevegal, nei pressi di Ponte nelle Alpi. Proseguiamo per Longarone e appena passata la galleria dopo il centro abitato troviamo un temporale che ci investe in pieno! Peccato: proprio ora che inizia un altro bel tratto!
Ci accostiamo in uno spazio e indossiamo le tute antipioggia, in modo da proseguire verso il Cadore. La strada diventa anche più curvosa, ma con la pioggia che viene giù e la sede stradale abbastanza inondata, non c'è nessuna velleità di piegare.
Siamo sulla SS52 "Carnica". Lasciamo Auronzo imbandierata coi colori della Lazio, in ritiro estivo qui, e il suo lago, e torniamo verso ovest, in direzione di Misurina. Proprio nei pressi del lago smette di piovere e si affaccia un timido sole.


Pranziamo in modo genuino e mettiamo ad asciugare gli antipioggia.


Riprendiamo la strada per tornare verso Treviso, continuando la strada per Cortina d'Ampezzo. Da Misurina, fino a Cortina e oltre, lungo la SP638, è una serie continua di curve e controcurve. Certo, l'asfalto è ancora un po' umido, ma c'è da divertirsi!
E arriviamo al Passo di Giau, a 2.236 m.



Il panorama delle dolomiti non delude mai. Il meteo resta comunque incerto.



Altrettanto bella e divertente è la strada che, proseguendo, porta al Passo Staulanza, 1.773 m. E la Strada Provinciale 251.


L'avevo fatta in passato, ma salendo da Forno di Zoldo. Ora invece la sequenza di tornanti secchi e ripidi la affrontiamo a scendere verso Forno e, successivamente, verso Longarone.
Di qua, vista l'ora tarda, risaliamo verso Fadalto, affrontiamo con un certo ritmo non proprio blando la lunga discesa verso Vittorio Veneto, e ci mettiamo sulla strada per Treviso, senza ulteriori passaggi motociclistici da segnalare.
Da segnalare invece degnissima serata mangereccia con l'ospitalità di Jules e della sua famiglia!

Quasi una settimana a zonzo per mezza Italia, dal nord al centro e poi di nuovo al nord, tra Appennini ed Alpi: valichi, greggi, gran caldo, qualche pioggia, colori, profumi, panorami e calore umano. Come sempre: i km fatti in compagnia non sono solo km, ma la vita vissuta pienamente nelle sue facce più belle.
Alla fine saranno quasi 2.700 km, che con i 5.700 del viaggio in Spagna fanno circa 8.400 km in un mesetto o poco più: inarrestabile la Randagia!


E' metà luglio ed è arrivata a quasi 75.000 km.