Riding passion

La moto gira.. guarda.. e racconta

lunedì 29 giugno 2015

19 - 29 Giugno 2015 - Il viaggio del 2015 è fino in Basilicata

Dopo tanta programmazione, dopo l'inverno che sembrava non dovesse finire mai, dopo il giorno della partenza che sembrava non dovesse mai arrivare, finalmente il 19 pomeriggio ci siamo messi in sella: inizia il viaggio 2015! Anche quest'anno si va verso il profondo Sud: la meta finale è la Basilicata. Il bello di viaggiare in moto è che sei aperto a goderti tutto quello che c'è nel mezzo, perchè alla fine lo scopo non è arrivare, ma andare. E' mentre vai che via via si concretizza tutto ciò per cui hai aspettato tanto a lungo, per cui hai desiderato ardentemente che il viaggio iniziasse.



1° GIORNO

Il 1° giorno, il 19 giugno, è in realtà una mezza giornata di viaggio. Uscito dal lavoro, preparo la Randagia. Foto dei km alla partenza.


Mi metto in A1 verso sud per imboccare l'A15 della Cisa, la Parma-La Spezia. Traffico nullo, ma come non "battezzare" l'inizio del tour con un bello scroscio d'acqua proprio in zona Valico della Cisa? Il cielo si va via via più nero e proprio poco prima di entrare nel temporale mi fermo e indosso il pantalone antipioggia: della parte superiore non mi curo: la temperatura è molto calda e lascerò che ad asciugarmi sia il vento caldo. All'uscita di Aulla mi incontro con Marco, che mi attende con la sua Stelvio. Saluti di rito, felicità per poter finalmente girare un po' insieme.
Ci incamminiamo verso la Garfagnana.



All'inizio c'è un po' di traffico, ma andando avanti verso sud si dirada.


La strada è molto divertente e curvosa. Superiamo Minucciano. All'uscita di una galleria voltiamo a destra e imbocchiamo la strada che porta verso il rifugio Val Serenaia.


Per arrivarci si percorre una strada stretta e abbastanza tortuosa, a tratti tra i boschi. Essendo una strada percorsa dai camion che arrivano dalle cave che ci sono più avanti nella vallata, BISOGNA PRESTARE ATTENZIONE ALLE CURVE CIECHE: quindi consiglierei di percorrere la strada a velocità moderata e con qualche colpo di clacson di tanto in tanto. Anche a noi capita di incontrare infatti un camion che rientra a valle. Dopo qualche km finalmente si arriva al rifugio. Il cielo è abbastanza coperto e le sommità dei monti sono avvolte da qualche nube. Siamo a 1.100 metri. Cogliamo l'occasione per qualche scatto.




Riprendiamo la strada per tornare sulla via della Garfagnana: passiamo Piazza al Serchio e Castelnuovo in Garfagnana e la strada diventa più dritta in direzione di Bagni di Lucca. Un bivio a sinistra porta a un ponte sul fiume Serchio e poi, dopo qualche km, arriviamo a destinazione a Bagni di Lucca. Qui ci aspettano Ratman, Nolmar e Nessuno13, già arrivati e attavolati per un gradevole aperitivo.


In serata ci raggiungerà anche GianlucaPI: da bravo toscanello, viene in Vespa. Il paesino è molto carino, con molti edifici in stile liberty, attraversato dal fiume che nei pressi dell'Hotel Regina ha scavato una gola. E' frequentato da moltissimi inglesi: infatti anche chi serve ai bar parla la loro lingua, segno che spesso sono gli stranieri a conoscere l'Italia meglio di noi. Cena piacevole al Circolo dei Forestieri. Al rientro un po' a turno scrocchiamo tutti un passaggio a Gianluca: la sua Vespa è diventato un pratico taxi per percorrere il paio di km dal ristorante alla piazzetta.

2°GIORNO



Al mattino salutiamo Ratman, che fa ritorno a casa.


Si prende la strada verso Sud, direzione Lucca.


Bello il ponte della Maddalena a Borgo a Mozzano, poco più avanti lungo il Serchio.


Viene anche chiamato Ponte del Diavolo, perchè secondo la leggenda un carpentiere, per costruirlo in una sola notte viste le scadenze ormai prossime, scese a patti col Diavolo, che in cambio si sarebbe preso l'anima del primo che lo avesse attraversato. Ad attraversarlo fu però un cane e il Diavolo dovette prendersi l'anima del cane, rimanendo gabbato. Proseguiamo verso Lucca e Pontedera, scavalchiamo la FI-PI-LI e ci dirigiamo verso Lajatico. Passiamo nei pressi della deviazione del Teatro del Silenzio di Bocelli: un giorno riuscirò a visitarlo. Continuiamo verso Volterra. Sono le stesse strade percorse il sabato, in occasione del Rebel 2013 a Marina di Pisa. Infatti passiamo anche accanto al luogo dove pranzammo in quell'occasione. La salita che arriva fino a Volterra è fantastica: belle curve, tonde, fondo stradale che da affidamento. Le strade toscane cominciano a dimostrare perchè sono uno dei paradisi dei mototuristi.


Da Volterra a Castellina in Chianti, lambendo San Gimignano, altre strade conosciute in qualche occasione in passato: è uno spasso totale!
Sosta per orientarci un attimino.


Arriviamo a Castellina in Chianti.


A Castellina è praticamente ora di pranzo: dopo un po' di giri in centro, decidiamo per il Ristorante Albergaccio di Castellina, alle porte del paese.


La scelta si rivela davvero felice. Il proprietario, cortesissimo, ci fa sistemare nel patio all'aperto. Ci consiglia per il meglio su cosa assaggiare e i suoi suggerimenti sono molto graditi. Qualche foto dei piatti giusto per rendere l'idea..




Mangiamo molto bene a un prezzo molto ragionevole: se si è in zona, vale la pena!
Anche utili le dritte sulle strade motociclisticamente piacevoli verso la Val d'Orcia.
E' così il momento di separarci da Marco, che con la sua Stelvio ritorna verso casa.


Nolmar, Nessuno13 e io proseguiamo verso sud, immersi in scenari meravigliosi: il grano, i poggi, i cipressi, i saliscendi e le curve regolari: difficile volere di più stando in sella.
Scendiamo verso Siena e Buonconvento attraverso i calanchi delle Crete Senesi.
Giungiamo a S. Quirico d'Orcia. E' tempo di far benzina e, allo stesso tempo, di decidere come comportarci: un temporale si profila verso Sud, all'orizzonte. E' acqua sicura! Ci prendiamo una piccola pausa. Mentre assaggiamo una crostata casereccia, la ragazza del bar ci racconta un po' delle tradizioni di S. Quirico: quelli sono giorni di festa paesana. Il luogo dove casualmente abbiamo sostato si rivela essere ben qualificato: Ristorante Garibaldi.


Dopo quattro chiacchiere con due romani in arrivo da sud su due BMW R1200RT per capire se avessero preso acqua, decidiamo di rimetterci in strada in direzione Lago di Bolsena.





Proseguiamo sulla Cassia passando Bagno Vignoni, per poi lasciarci sulla destra Piancastagnaio e le curve del Monte Amiata.


Ad Acquapendente si apre davanti a noi il Lago di Bolsena: proprio nel mezzo del lago si vedono le striature che indicano la pioggia.


Cerchiamo di interpretare la situazione meteo, per vedere se c'è modo di evitare di prendere acqua. A sinistra verso Bolsena sembrerebbe più critico; sulla sponda occidentale del lago, a destra, verso Capodimonte, la situazione sembrerebbe migliore.
Optiamo per questa seconda soluzione: ci dirigiamo verso Gradoli e di qua, percorrendo una discesa indicataci da alcuni passanti, scendiamo fino alla riva del lago. A destra si va verso Capodimonte. La strada per un paio di km diventa una sterrata: meno male che non piove!


Tornati sulla strada principale seguitiamo verso Viterbo sulla SS2 Cassia e di qua, dopo qualche esitazione, la direzione è Ronciglione, sulla parte meridionale del Lago di Vico. La località precisa è Capolago.
Qui raggiungiamo il luogo designato per il nostro pernottamento: il B&B La finestra sul lago.
Arturo, il padrone di casa, ci accoglie con calore e simpatia, come anche i suoi due bellissimi cani: Byron, un nero terranova, e Django, un bianco pastore abruzzese.
E' ormai il tramonto e lo scenario che la casa di campagna riserva ai nostri occhi è magnifico.


Con le moto percorriamo il sentiero che, tra i noccioli, porta alla struttura. C'è comodamente spazio per lasciare le 3 Triumph sotto un pergolato (questo lo dico a beneficio di chi gira in moto e volesse sapere se c'è modo di tenerla al riparo). Dopo aver salutato Lucia, che ci accoglie mentre sta preparando la cena, Arturo e i suoi due simpatici cagnoloni ci fanno strada verso un sentiero che digrada verso la sponda del lago. Siamo immersi nel silenzio della natura e nella luce del tramonto e ascoltiamo i racconti di Arturo.


Dopo tanti km di strada, non avremmo potuto desiderare contesto migliore per rilassarci e recuperare le energie. La tenuta digrada verso il lago, dove presto verrà ripristinato anche il piccolo pontile. Per il momento Django e Byron si divertono a fare il bagno.


Più tardi nella serata apprezziamo l'ottima cena preparata da Lucia e sperimentiamo l'accoglienza e la simpatia anche del resto della famiglia: Domenico e Clorinda. Il posto e le persone meritano una permanenza!

3° GIORNO

Al mattino ci congediamo con la promessa di tornare.


Prima di allontanarci, decidiamo di fare un periplo quasi completo di quello che è un cratere di un antico vulcano ormai spento, come molti dei laghi del Lazio.



Una rampa per il parapendio è l'ideale per ammirare il panorama e scattare qualche posa.




Salutiamo Nessuno13 che torna al nord con la sua Grace e ci dirigiamo verso Carbognano, Fabrica di Roma, Corchiano e Borghetto, dove passiamo la SS3 Flaminia e scendiamo verso Stimigliano. Un cartello definisce il paese come "La porta della Sabina". Sulla destra, a Sud, il Monte Soratte si erge solitario e imponente sul resto delle colline circostanti.
Breve pausa caffè a Poggio Mirteto, dove approfittiamo anche per fare un po' il punto della situazione.


Da Poggio Mirteto scendiamo verso Bocchignano e Mompeo: la SP46 che stiamo percorrendo è deserta, bellissima, con curve continue e filanti e un asfalto che da ottimo affidamento.


Giunti a Gallo, proseguiamo verso Rieti e a Case di S. Benedetto voltiamo a destra per immetterci dopo poco sulla SS4 Salaria.



Si tratta della Salaria nuova, molto rapida e ampia, che con una lunga discesa ci porta rapidamente all'uscita di Osteria Nuova, dove prendiamo in direzione di Poggio Moiano. Da questa uscita la strada si snoda tra le colline, mai noiosa, per poi sorprendere quasi all'improvviso con l'affaccio sul Lago del Turano. Dalle acque che hanno un colore a metà tra l'azzurro chiaro e il verde smeraldo si erge il promontorio su cui si trova arroccato il paesino di Castel di Tora.



Dopo qualche curva in discesa un furgoncino che vende porchetta attira la nostra attenzione: cediamo al "richiamo della foresta".
Ristorati, bevuto un caffè gentilmente offertoci dalle titolari, scendiamo verso il lago.
Vista del paese arrivando dal ponte..


Proseguiamo per Carsoli e la SS5 Tiburtina: percorriamo qualche km verso Ovest, ammirando da sopra il borgo di Arsoli. Imboccata la ex SS411 ora SR411 "Sublacense" iniziamo l'attraversamento della Ciociaria.
Per il caldo giro col giubbetto traforato un po' aperto sul collo, senza buff. Errore grave! Una vespa mi punge proprio sulla gola: l'esperienza dello scorso anno ha fatto però si che potessi almeno limitare il fastidio usando lo stick di ammoniaca. Certo che non è affatto piacevole! Lezione imparata!
Passiamo sotto Subiaco: in futuro vedremo di tornare per fermarci a visitare il monastero di S. Benedetto. Siamo diretti a Fiuggi, ma giunti in località Altipiani di Arcinazzo la nostra attenzione è attirata da un cartello che indica la Cascata di Trevi. Scendiamo dunque lungo la SP28 e poi a destra verso la SP193. Saranno una decina di km da Arcinazzo.



Giungiamo sul posto.


La cascata si raggiunge dopo una camminata a piedi nel bosco, una decina di minuti a occhio e croce. Il luogo svela pian piano la cascata, in una radura illuminata da fasci di raggi solari.


Fatto il percorso a ritroso verso la SR411, riprendiamo la strada verso Fiuggi, Alatri e Veroli, guardando Frosinone in basso sulla destra. Da Isola Liri seguiamo per Sora e qui prendiamo la strada a scorrimento veloce SR509 verso Cassino. Intanto il cielo comincia a scurirsi e grosse nuvole nere minacciano di scaricare pioggia: siamo ad Atina.



Per quanto proviamo a confidare nella buona sorte, Giove Pluvio non sente ragioni e ci sorprende proprio a 20 km da Cassino. Copriamo le borse da serbatoio ed indossiamo gli antipioggia..


Arriviamo a destinazione intorno alle 18.30 sotto l'acqua...


....l'Abbazia ci guarda austera dalla cima del monte..


La visiteremo domani.
Per cena, dopo aver girato un po' per il paese in quanto molti ristoranti sono chiusi (è domenica..), approdiamo da Sir Jasper's. Nonostante il luogo sia pieno, il titolare ci trova rapidamente un tavolo e per scusarsi della (brevissima) attesa ci serve due aperitivi. Ceniamo bene, bevendo dell'ottimo Montepulciano d'Abruzzo (la scelta dei vini è ampia). Intanto socializziamo con Gianni, il titolare. Parliamo dei nostri viaggi, delle nostre esperienze e a fine serata ci prende da parte per offrirci un altro paio di drink.

4°GIORNO

Oggi si va da Cassino a Castellabate, nel Cilento.



La giornata è serena e la pioggia di ieri è già un ricordo. Di buon mattino affrontiamo la salita che porta all'Abbazia. A me ha ricordato un po' quella che sale al Monte Grappa.
Lasciamo le moto all'ombra, nello spiazzo prospiciente l'Abbazia di S. Benedetto. Questo gioiello dell'architettura monastica, risalente niente meno che all'anno 525 d.c., venne praticamente raso al suolo dai bombardamenti degli Alleati il 18 febbraio del 1944, nella convinzione che vi fossero asserragliate delle guarnigioni Tedesche. Qualche foto del monumento, che è stato ricostruito nel corso degli anni '50.






La vista del cimitero militare.


La vallata dominata dall'imponente edificio: in primo piano gli orti dei monaci benedettini..


Ripartiti da Cassino, seguiamo per Venafro e poi per Capriati al Volturno. Tuttavia una serie di interruzioni stradali ci portano un po' fuoristrada: anzichè passare da Capriati al Volturno, passiamo da Prata (dove ha sede lo stabilimento dell'acqua Lete) e andiamo verso Fontegreca.


Qui sopra l'arco che, all'inizio di un lungo rettifilo che sembra sbattere contro la montagna, segna il punto d'ingresso al Parco Regionale del Matese, il massiccio montuoso che divide la Campania a Ovest dal Molise ad Est.



La salita verso l'altopiano è molto bella e divertente..


...la strada in ottime condizioni e i panorami sono mozzafiato.


Una volta in cima, vi sono grandi pianure a perdita d'occhio e laghi dove non c'è anima viva, eccezion fatta per qualche pastore col suo gregge.


La giornata magnifica fa apprezzare ancora di più i luoghi. C'è un grande senso di pace e il silenzio avvolge ogni cosa.



La discesa verso Pietraroja e S. Salvatore Telesino, dove ci aspetta Keir (siamo in ritardo pazzesco!) è veloce e panoramica, con vista su guglie di roccia modellate dal vento nel corso dei millenni.
Finalmente giungiamo all'appuntamento che già negli anni passati avevamo cercato di onorare con Keir, che ci ha pazientemente atteso sotto il sole nella piazza di un paese che, per quanto è deserto e per i muri bianchi delle abitazioni della piazza e della pavimentazione, fa pensare a certi paesi del Messico dei film di Sergio Leone..




Finalmente si mangia, è il caso di dire!



Non ci facciamo mancare niente!


Poi Keir con la sua Loretta ci fa un po' da guida e un po' da cane pastore a Benevento e continuiamo a fare strada insieme perchè ci accompagna fino ad Avellino per una strada bella curvosa, ma anche molto trafficata.
Se inizialmente l'intenzione era di fare statale fino a Battipaglia ed Agropoli il traffico inchiodato, il caldo e un po' di stanchezza che comincia ad affiorare ci spingono a prendere la bretella autostradale che porta fino alla A3 Salerno-Reggio Calabria e di qui a Battipaglia.
Niente da raccontare, se non l'esasperazione, per il tratto che da Battipaglia, via Agropoli, porta fino a S. Maria di Castellabate, nel Cilento. Finalmente ci sistemiamo negli alloggi del Villaggio Silvia.
Ceniamo nell'unico locale aperto raggiunto con una passeggiata di 10 minuti. Siamo abbastanza provati dal caldo e dalla noia dell'ultima parte di strada.

5° GIORNO

Al mattino decidiamo di rilassarci qualche ora sulla spiaggia del villaggio dove abbiamo soggiornato, appena a Nord di S. Maria di Castellabate. Ci godiamo la sabbia, il sole, la tranquillità e la brezza del mattino. Questo piccolo spazio di relax ci voleva!


Rimessi gli abiti da motociclisti, la salita tutta tornanti resa celebre dal film "Benvenuti al Sud", percorsa da Bisio e Siani sul Piaggio Liberty delle Poste Italiane, ci regala una splendida vista sul golfo. Impossibile non rimanere ammaliati da tanto splendore della natura.


La tappa di oggi deve portarci in Puglia, a Gravina, attraverso la Basilicata.



Con ancora negli occhi questa meraviglia possiamo dire di iniziare la strada che ci porta verso l'interno. Non è proprio fedele a quella che c'è qui sopra, perchè per evitare il traffico costiero dei vacanzieri preferiamo subito salire verso i monti del Cilento.



Ci inerpichiamo per le stradine dell'entroterra di Castellabate, attraversando le campagne tra i colori del Parco e le viste panoramiche che regalano scorci indimenticabili. Il traffico è praticamente inesistente, fatta eccezione per qualche contadino che passa e che ci guarda quasi sorpreso. Ci siamo mossi verso mezzogiorno: non meno di 1 oretta a ritmo blando per arrivare a Omignano Scalo. Siamo in pratica arrivati all'arteria stradale più importante della zona, la SP430. La percorriamo rapidamente, quasi tutta in discesa. Dopo Vallo della Lucania, usciamo in corrispondenza del centro abitato di Futani. La nostra intenzione infatti è quella di riprendere il tracciato della "vecchia" SS18 "Tirrena Inferiore" in direzione di Laurito.



Giungiamo a Sanza percorrendo una strada bellissima: curve, traffico nullo, buon fondo stradale.


Si attraversano tanti paesini molto caratteristici. Cogliendo l'occasione del rifornimento, Nolmar apprende dal benzinaio che per mangiare un boccone possiamo rivolgerci al forno antistante. Entriamo e ci troviamo in un vero forno, come quelli di una volta, con cataste di pane, focacce, taralli, tutti ordinati in grandi ceste. Decidiamo di prendere un paio di pezzi di pizza rossa al trancio: sono proprio caserecci e ci vengono forniti sulla classica carta da pizza. Prendiamo anche una busta di taralli. Ecco il momento del saldo, con la simpatica signora del forno.


Riprendiamo la strada verso Buonabitacolo: la temperatura è molto calda. Anche per questo facciamo una sosta rinfrescante in un locale all'ombra, nei pressi di Montesano Scalo, proprio dopo aver attraversato la A3 Salerno-Reggio Calabria. Ne approfittiamo anche per fare il punto della situazione e studiare i prossimi riferimenti del percorso.
Prendiamo la SS103 della Val d'Agri in direzione Arena Bianca e ci troviamo a Montesano sulla Marcellana, il paese più alto della provincia di Salerno, all'interno del Parco Naturale del Cilento e del Vallo di Diano.
La piazza del paese è dominata dalla grande cattedrale di S. Anna, costruita nel corso del XIX secolo ispirandosi a quella di Caracas.


Pensate che, sempre nella piazza, c'è addirittura un defibrillatore pubblico!
La statale ci porta a Moliterno e risaliamo verso Corleto Perticara, passando nei pressi di Viggiano per il Passo del Lago Todaro, a 1.047 metri s.l.m. La strada per salirci ha un gran bel tracciato, pieno di curve che invitano a piegare. Solo che le condizioni del fondo stradale, molto dissestato, consigliano di mantenere un'andatura moderata.



A Corleto Perticara scendiamo nella piazza del paese per fare benzina: avremmo intenzione di andare verso Gorgoglione e Stigliano, ma ci dicono che la strada è interrotta da un fronte di frana di mezzo km. Imbocchiamo allora la SS92 dell'Appennino Meridionale: è una bella strada con ottimo asfalto, con belle curve ampie e scorrevoli, sia a salire che a scendere.


Poi si arriva, dopo un breve sterrato (!!!) alla SS598 Fondovalle della Val d'Agri che ci porta rapidamente, nel sole del tramonto, sulla SS176 della Valle del Basento.


Superato il bivio per Craco, passiamo sotto Pisticci, in un paesaggio dominato dai calanchi. E' molto suggestivo, nella luce gialla del tramonto.



Da questo punto in avanti, entrati sulla SS407 "Basentana" a due corsie per senso di marcia, andiamo svelti verso Ferrandina e seguiamo le indicazioni per Matera, percorrendo la SS7 Appia.


Dopo alcuni km basta seguire le indicazioni per Gravina di Puglia e arriviamo a destinazione. Troviamo ad aspettarci Cesco, arrivato con una tirata unica da Treviso con la sua Hornet, e Ogeko, con la sua kilometrissima Station Wagon. Giornata motociclisticamente bellissima, completata dall'ottimo soggiorno presso La Camera Ducale. Ci eravamo stati durante il MotOgeko Tour 2014 e ci è sembrato normale tornarci. Consigliatissimo: qualità al top e prezzo incredibilmente interessante.

6° GIORNO

Questa giornata non la trascorriamo in sella. Visto il meteo incerto e i km comunque già accumulati finora, anche da Cesco che è arrivato ieri senza soste, dedichiamo la giornata alla scoperta della Basilicata, approfittando della guida di Ogeko. Ammiriamo Matera da una prospettiva nuova e suggestiva.



Passeggiamo tra i celebri "Sassi" apprezzando gli scorci di questo singolarissimo e antico centro abitato.


Tornati in auto, andiamo alla scoperta del borgo di Craco, paese ormai del tutto disabitato in seguito ai dissesti geologici che ne hanno decretato l'abbandono per ragioni di sicurezza.
Craco tuttavia è più vivo che mai, al centro di numerosi progetti di riqualificazione a fini turistici e culturali.


Continuando tra le strade montane della regione, giungiamo nel paesino di Castelmezzano, abbarbicato su un cucuzzolo.
La vista sulla vallata è talmente ampia che i Normanni decisero di costruirvi una fortificazione.



Il paese è diventato anche meta di un turismo particolare, legato al Volo dell'Angelo: la possibilità di lanciarsi con una teleferica da una sommità di una rupe ad un'altra, sospesi a decine di metri nel vuoto, sorvolando la valle.

7° GIORNO

Al mattino salutiamo Ogeko, che torna alle.... "fatiche" quotidiane.



In 3 - 2 Triumph e una Hornet - cominciamo la strada che ci riporterà a risalire la penisola verso Nord.
Oggi si va verso l'Abruzzo, a Roccaraso. In sede di programmazione avevo studiato un paio di itinerari:



Da Gravina ci siamo subito diretti verso l'Altopiano dell'Alta Murgia: l'altopiano si staglia al di sopra della pianura. Subito il panorama diventa estremamente caratteristico. La fanno da padroni i colori caldi, gialli, ocra. Anche le strade hanno il colore della terra rossa. E poi i campi di zolle scure; i muretti a secco; gli ulivi (quest'anno gravemente minacciati dalla Xylella, che sta mettendo a rischio l'intera economia agricola olearia di questa bellissima terra). Prime curve per salire sul pianoro e poi diversi km sulla strada che collega Gravina a Corato, la SP238. In lontananza si incomincia a vedere il mare Adriatico. Traffico molto limitato e lunghi rettilinei con la strada che, di tanto in tanto, segue la discesa di qualche avvallamento per poi riportarsi in piano. Anche questo contribuisce a rendere la guida tutt'altro che noiosa, contrariamente a quanto si potrebbe essere portati a pensare.
Svolta di quasi 180 gradi a sinistra per fare nemmeno 200 metri lungo la SP39.
E di nuovo a destra lungo una strada di campagna che ci porterà, attraversando i campi nella più totale solitudine, al bivio con la SP234 per Castel del Monte.



Il Castello si vede già in lontananza, elevato sulla pianura.
Saliamo la breve strada che porta alla struttura ottagonale fatta costruire da Federico II di Svevia e ci consentono di parcheggiare proprio alla base.


Qualche minuto per ammirarlo ed è ora di percorrere la SP234 verso Spinazzola. Qui torniamo su strade che ci sono un po' familiari: poco più di 1 anno fa eravamo in queste zone, con il sole che si alternava a improvvisi scrosci d'acqua. Le colline sono molto belle e il panorama è caratterizzato, da qui in avanti, da campi di grano a perdita d'occhio. In parte il grano è già stato mietuto, in parte è ancora rigoglioso.


La direzione è la SS655 "Bradanica", quasi tutta a scorrimento veloce. Dobbiamo arrivare oltre Ascoli Satriano, per poi seguire le indicazioni per Troia. Lungo la strada costeggiamo gli stabilimenti industriali della FIAT di Melfi: le dimensioni sono impressionanti e gli insediamenti restano alla nostra destra per diversi km.
Nel percorso verso Troia e Lucera incrociamo tantissimi trattori e immense trebbiatrici: l'attività che caratterizza questa parte dell'anno è decisamente la mietitura.


L'atmosfera è bellissima: possiamo dire il Sud ci riempie gli occhi coi panorami, i profumi, la luce che illumina queste attività rurali.


Appena immessi sulla SS17 dell'Appennino Abbruzzese ed Appulo Sannitica in direzione Campobasso facciamo benzina. Cominciamo a pensare dove poterci fermare per mangiare, ma effettivamente poco si trova lungo la strada. Siamo messi più o meno come lo scorso anno in fatto di tempi e orari di percorrenza di questa tappa (l'anno scorso Gravina-Pescasseroli, quest'anno Gravina-Roccaraso) e come lo scorso anno il posto giusto per fermarci è il ristorante La Quercia a Vinchiaturo.


L'anno scorso ci fermammo a pranzo ed attendemmo diverse ore che finisse una sorta di diluvio universale. Quest'anno invece il bel tempo ci sorride e possiamo goderci appieno il pranzo.






Ragazzi, che dire: fantastico il pranzo, tradizionale e di grande qualità. Durante il pranzo il tempo trascorre piacevolmente chiacchierando con il proprietario e la simpatica giovane figlia.
Dopo qualche messaggio via whatsapp ci raggiunge anche Gonzo, che vive nella zona. Arriva con la sua Bonneville grigia e gialla e si conquista subito la simpatia sfoderando una bottiglia di genziana fatta da lui. Grande Gonzo. Che l'effetto mosso della foto sia dovuto all'ottima genziana?


Risate, battute, una bella rimpatriata che si conclude a casa di amici a Bojano.




Ore meravigliose passate con persone davvero speciali!
Non ci resta che riprendere la SS17 verso Isernia: non ci sono più le deviazioni che l'anno scorso ci fecero vagare tra strade di campagna sotto il diluvio. La strada è larga e veloce, una sorta di superstrada. La percorriamo con il sol del tramonto in faccia, anche se la temperatura non è poi particolarmente calda: man mano che si arriva alla piana di Castel di Sangro e di qui si sale a Roccaraso, si può dire che è freschetto. La sistemazione trovata da Nolmar è quasi in cima all'Aremogna.



Anche oggi tanta strada: passiamo dalle pianure del Tavoliere delle Puglie agli aspri contrafforti dell'Appennino Abruzzese.



8° GIORNO

Oggi tante montagne, e di prim'ordine! Nell'aria frizzantina del mattino ammiriamo dall'Aremogna la Piana delle 5 Miglia che si distende sotto di noi.




La percorriamo tutta per poi iniziare ad affrontare la lunga discesa, costellata di gallerie e tornanti, che ci porta a Pettorano sul Gizio e poi a lambire Sulmona. Breve sosta carburante e via verso la SS5 Tiburtina per raggiungere Popoli e di qui salire con le curve e i tornanti teatro della cronoscalata automobilistica "Le svolte di Popoli" .


La salita termina sulla spianata che si apre nei pressi del paese di Navelli. Seguendo a destra le indicazioni per Capestrano, finiamo quasi per sbaglio ad imboccare il vecchio tracciato della SS153 della Valle del Tirino, anzichè la nuova scorrevole e rapida.



Ai fini della ricerca delle curve, che è lo scopo di chi va in moto, seguire i vecchi tracciati si rivela quasi sempre una scelta azzeccata: di solito erano strade più tortuose, ma quasi sempre si rivelano molto più panoramiche. Per quella che è la mia modesta esperienza, spesso sono meno trafficate e l'asfalto, meno sfruttato, si degrada anche in misura minore. Sicuramente è il caso di questo tratto. Nolmar si ferma a fotografare la strada dall'altra parte della vallata: è quella che faremo più tardi a salire.


Entriamo nel borgo di Capestrano....


...superata la piazza, la strada continua la sua discesa, meno ripida, fino a ricongiungersi al nuovo tracciato. Voltiamo a sinistra e risaliamo di poco, per poi andare a destra verso Ofena.
Dopo meno di 1 km, imbocchiamo la strada a sinistra, la SP98, che inizia attraversando le campagne. Il fondo presenta qualche riporto di ghiaia ed è bene essere un po' circospetti. Man mano che saliamo, però, le condizioni migliorano: c'è il tipico asfalto granuloso delle strade montane, molto resistente. In apparenza sembra rovinato: invece proseguendo si prende più confidenza e la tenuta è estremamente rassicurante. Tornante dopo tornante si apre sotto di noi la vallata.
La salita verso Rocca Calascio è entusiasmante e non concede respiro: sei portato a continuare senza soste per goderti le curve, il ritmo dei tornanti secchi, il panorama che scorre a bordo strada.


Arrivati nei pressi di Rocca Calascio, in alto a sinistra si staglia il castello che domina la valle: lì venne girato anche il film "Lady Hawke". Proseguiamo con la discesa, lasciandoci la rocca alle spalle. C'è una lunga sequenza di curve e controcurve, di vario tipo. La strada a me è parsa in condizioni più che accettabili, non mi ha condizionato la guida.
Giungiamo al piccolo paese di Castel del Monte, con la sua torre campanaria ancora in via di restauro dopo il terremoto del 2009. Da qui, voltando a sinistra e poi a destra (nessun problema: le indicazioni sono ben presenti) si sale con altri bei tornanti e un gran fondo stradale verso il Valico di Capo la Serra. Già prima di arrivarci la vegetazione è rarefatta e i pianori al lato della strada sono punteggiati di massi dal colore grigio. Cominciano inoltre a stagliarsi contro il cielo azzurro e terso alcune cime. Dal valico inizia un tratto di discesa abbastanza guidato, dove è bene non lasciarsi prendere la mano: alcune curve sono un po' improvvise e con un raggio irregolare, magari seguite subito da un'altra molto ristretta. Dopo questo breve tratto, si apre finalmente in modo spettacolare la vista sull'altopiano di Fonte Vetica. Impossibile non rimanere estasiati.



Si scende e si risale leggermente, addentrandosi nella piana.
Ci fermiamo al Ristoro Mucciante per una meritata sosta pranzo. E' uno dei punti che ogni motociclista dovrebbe conoscere!




Riprendiamo la strada attraversando la piana di Campo Imperatore, lunga diversi km. E' una immensa conca con le montagne intorno che la costeggiano.



Si arriva quindi a un bivio: a destra si va verso Campo Imperatore, mentre proseguendo dritto si scende verso Fonte Cerreto, direzione l'Aquila.


Saliamo verso Campo Imperatore.
Dopo qualche curva si staglia sullo sfondo la sagoma del Corno Grande: il picco è nascosto dalle nubi.


La strada prende a salire.... e il divertimento anche!







Con diversi tornanti regolari (in alcuni all'ombra c'è ancora la neve..) e ben tenuti si giunge fino alla sommità della salita: l'Osservatorio Astronomico sullo sfondo e il cartello che indica 2.100 metri sul livello del mare.



Quell'edificio colorato di rosso è il celebre albergo che ospitò Mussolini destituito e poi liberato dai paracadutisti tedeschi.


In fondo al piazzale c'è la funivia del Gran Sasso: la vista dalla stazione verso la valle de L'Aquila è spettacolare!


Riprendiamo la strada per andare verso il Lago di Campotosto: le curve non sono ancora finite!




La strada SP86 promette bene, con belle curve e zero traffico. All'improvviso però, in località Vasto, la strada sbarrata e un cartello invita a una deviazione. La imbocchiamo e si rivela una pessima scelta. Scoscesa e sostanzialmente sterrata, ci porta dopo qualche km a una radura, dove non prosegue. Nella sfortuna, troviamo però dei ragazzi che stanno facendo una grigliata e ci offrono degli arrosticini. Ci spiegano anche di aggirare lo sbarramento di massi sulla strada per Campotosto.
Dopo aver percorso a ritroso la strada sterrata (pessimo farlo in moto se non si è attrezzati per il fuoristrada..) seguiamo il loro consiglio e proseguiamo per Campotosto: la strada è in ottime condizioni e solo qualche tratto presenta alcuni detriti e i guard-rail divelti da qualche frana o valanga invernale. Solchiamo anche una mandria di mucche prima di reimmetterci sulla SS80 del Gran Sasso d'Italia.
Il lago di Campotosto si apre a noi qualche km più avanti, percorrendo la SS577 del Lago di Campotosto. Sosta per qualche foto.


C'è chi si gode il panorama: stiamo facendo un viaggio bellissimo!



Percorriamo tutto il periplo (è molto frastagliato e la cosa richiede non pochissimo tempo...) fino alla deviazione per Amatrice. Di qui lungo la SS4 Salaria ci dirigiamo, passando per Accumoli, verso la SS685 della Tre Valli Umbre e nei pressi di Arquata del Tronto seguiamo per Norcia, lasciandola però poco più avanti quando imbocchiamo l'uscita che indica "Forca Canapine".



E' una delle strade più belle fatte in questo giro: in salita, con tante curve in sequenza, ritmate, regolari, filanti o tonde e ben disegnate, con un asfalto che, a parte qualche parte un po' polverosa, non desta preoccupazioni. Io, Cesco e Nolmar ce la godiamo alla grande!


Da Forca Canapine una breve discesa porta al bivio a destra che riprende a salire per poi scavallare sopra Piano Grande di Castelluccio di Norcia. Come a Campo Imperatore, la vista che si presenta così all'improvviso, dopo pochi tornanti, è mozzafiato.


Percorriamo la lunga piana, sullo sfondo l'abitato di Castelluccio arroccato sul cucuzzolo. Al "solito" bar ci regaliamo una sosta, col tramonto.




Ovviamente a Castelluccio assaggio di carne secca.
Dopo un po' percorriamo la piana a ritroso e scendiamo verso Norcia: la discesa è panoramica ed è molto godibile anche motociclisticamente. Ecco l'ingresso a Norcia.


Una giornata di montagne, di saliscendi, di panorami che riempiono gli occhi e il cuore.
Finalmente a sera, dopo una disavventura con lo pneumatico posteriore della sua Ducati, anche Nessuno13, in viaggio da stamattina presto, si ri-unisce al gruppo dopo averci salutato alla partenza dal Lago di Vico.
Perdiamo un sacco di tempo per trovare il luogo che abbiamo individuato per la cena: a momenti chiudono la cucina, ma riusciamo ad accomodarci appena in tempo. Cena ottima al ristorante Cantina de Norsia, nel centro storico.

9° GIORNO

Da questa mattina quindi siamo in 4: Nolmar, Cesco, io e Nessuno13.
Cominciamo a dirigerci verso Spoleto, ma facendo davvero una bella strada. Intanto riprendiamo la Tre Valli Umbre fino alla deviazione a destra per Piedipaterno: già fin lì è piacevole: scorrevole e con curve aperte. Poi la strada SS395 del Passo di Cerro da qui fino a Spoleto è bellissima!
Da Spoleto facciamo un tratto di SS3 Flaminia ma presto deviamo per Montefalco, Ripabianca e poi Marsciano. Ci sono un po' di lavori e un po' di semafori che rallentano la marcia. Da Marsciano, seguendo la SS317 Marscianese per San Venanzo e poi la SS71 Umbro Casentinese Romagnola verso Pornello e Città della Pieve la strada è incredibile: le curve non finiscono mai e l'asfalto è ottimamente tenuto.



Bellissimo anche il tratto verso Cetona e Sarteano, dove ci fermiamo per pranzo. Qui ci aspetta Gianluca PI. Ora siamo 5! Pappa!


Il divertimento, dopo pranzo, continua senza soluzione di continuità: ci godiamo alla grande le strade toscane risalendo ancora verso Chianciano Terme, Torrita di Siena, Asciano, Rapolano Terme, Castelnuovo Berardenga. Non posso ricordare ogni metro delle strade fatte, ma posso garantire che sono fantastiche, ben messe e immerse nel paesaggio più caratteristico della Toscana, tra poggi e filari di cipressi.





Ci fermiamo a Radda in Chianti, al Ristoro Lucarelli per un ultimo aperitivo.


E' il momento di salutare Cesco e Gianluca che tornano verso casa.
Nessuno13, Nolmar e io ci dirigiamo verso Nord: Panzano in Chianti, dove passiamo anche davanti al ristorante di Cecchini dove eravamo stati di ritorno dal viaggio in Sardegna del 2012, Figline Valdarno, Incisa e poi Pontassieve e Dicomano. Strada trafficatissima e davvero fastidiosa: forse anche per le ore in sella che cominciano ad essere un bel po'. Riconosco anche il punto in cui, andando a destra, si imbocca la Londa-Stia, che porta al Passo Croce ai Mori e ad Arezzo.
Da Dicomano inizia la strada che porta verso Forlì, attraverso il Passo del Muraglione. Non l'ho mai fatto, ma ne ho sempre sentito parlare. Mentre guidiamo scruto i cartelli e il tracciato per cercare il momento dove la strada cambierà passo.


Finalmente la salita inizia e inizia una serie di curve consecutive impressionante, senza soluzione, che permettono di piegare tantissimo, ma non danno modo di aprire violentemente il gas e prendere velocità: il divertimento sta nel girare a velocità anche contenuta, ma con marce basse e motore in coppia, sempre pronto a scalate e ripartenze. Ci scappa anche una sonora grattata alla pedana. Traffico zero, ma ci manteniamo nelle regole del C.d.S. dal momento che ne abbiamo sentite tante sugli agguati delle forze dell'ordine su questo tratto molto frequentato dai motociclisti nel fine settimana. Una volta arrivati in cima ci guardiamo e commentiamo soddisfatti questa salita che sembrava non finisse mai!
Immancabile foto.



Anche il panorama - siamo ormai al tramonto - è molto suggestivo.


Scendiamo a S. Benedetto in Alpe, dove si arriva dopo una discesa di qualche minuto.
Cena ottima e abbondante in questo tranquillissimo borgo di mezza montagna.




Ancora negli occhi la lunga strada fatta oggi: tutta di grandissima qualità, praticamente dall'inizio alla fine. Circa 450 km di curve!



10° GIORNO

Ultimo giorno di viaggio. Al mattino io e Nessuno13 salutiamo Nolmar, che scende verso Forlì.
Noi passiamo per Marradi. La strada è molto bella, in montagna. Stretta, si, ma davvero molto panoramica. E poi si sta freschi: siamo sempre sui 1.000 metri, più o meno. Andatura tranquilla e ce la godiamo. Da Marradi una bella strada con tante curve in discesa ci porta verso il bellissimo borgo di Palazzolo sul Senio.



Troviamo un locale davvero molto bello: prendiamo informazioni e sicuramente verremo a fare un giro da queste parti!
Scendiamo verso Casola Valsenio e di qui, anzichè scendere dritti a Riolo Terme, andiamo a scoprire un'altra bella strada, che sale verso Fontanelice e Sassoleone.


Solo a questo punto decidiamo di tornare verso valle, a Castel S. Pietro Terme. Passiamo alla svelta Bologna usando la tangenziale da S. Lazzaro a Borgo Panigale. Siccome il traffico è scarso, restiamo sulla via Emilia. Benzina e andatura allegrotta verso Parma. Sono le 13 circa.. la fame sale... siamo abbastanza in orario... scatta la deviazione verso Busseto e Roncole Verdi! Bello così: abbiamo un riferimento quasi ovunque ci troviamo. Direi che c'è soddisfazione!!!


Dopo pranzo è il momento dei saluti anche con Nessuno13.


Dieci giorni pieni di km, strade, panorami, risate, amici. Sempre con la fida Bonneville a macinare km senza fare una piega. Abbiamo scoperto zone nuove, mai percorse nonostante il tanto girovagare in questi anni. Sono stati 3.200 km davvero di gran qualità!


E la Randagia a fine giugno 2015 è a 55.600 km.

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