Riding passion

La moto gira.. guarda.. e racconta

domenica 3 maggio 2015

2015, Fine Aprile - Giro al Nord Est verso Trieste


Verso Trieste e Redipuglia



Si parte da Treviso con calma per andare verso Trieste. Lungo la SS14 dopo pochi Km ci sorprende la pioggia. Non inattesa, sia chiaro, ma confidavamo di poterla scampare. Le nostre qualità di interpreti del meteo lasciano evidentemente a desiderare.
La faticosa attività di indossare gli antipioggia porta via un po' di tempo.
Riprendiamo la strada. E' dritta, presenta numerosi rettilinei, attraversa campi allagati e corre verso Latisana tagliando la pianura. Nonostante numerosi cartelli mettano in guardia dagli autovelox, non mi sembra di averne rilevati. Nei pressi di Cervignano del Friuli voltiamo verso destra, per "scendere" verso Aquileia, con le sue antiche rovine che riportano all'epoca Romana. La strada prosegue dritta e attraversa la laguna grazie ad un lungo ponte che permettere di raggiungere Grado.
Attraversiamo la città costeggiando gli imbarcaderi e le pinete: il cielo è grigio, ma la laguna esercita comunque un certo mesto fascino.
Attraversiamo la zona della foce dell'Isonzo, diretti ancora ad est. Senza rendercene conto, ci sfugge la deviazione per Redipuglia. Pazienza. Continuiamo verso Monfalcone. I suoi imponenti cantieri navali si frappongono tra la strada costiera ed il mare. Qui Fincantieri ha costruito molte delle navi più grandi e più belle del mondo, che solcano i mari e portano ovunque il vanto della cantieristica navale italiana.
La strada, la SS14, comincia a somigliare sempre più ad altre vie costiere italiane, come l'Aurelia in Liguria o la strada della costiera Amalfitana, in Campania: saliscendi, curve, la roccia dal lato sinistro e sul lato destro, con alcuni strapiombi, il mare. Vegetazione tipicamente mediterranea, costituita perlopiù di ginestre e pini marittimi.
Ecco la vista da Duino.


Poco più avanti inizia la discesa verso il Castello di Miramare. In fondo, una svolta a destra porta al lungomare. Dopo aver percorso circa mezzo km a ritroso, lasciamo le moto e ci incamminiamo a piedi verso il castello, costruito su uno spuntone di roccia proteso sul mare.




Il monumento è invaso da scolaresche. I ragazzi sciamano all'interno del rigoglioso parco che circonda la struttura e approfittano per farsi degli autoscatti nei posti più scenografici.
La vista dal piccolo porticciolo è decisamente suggestiva.


Tornati alle moto, decidiamo di lanciare una sfida al cielo "Non pioverà più!", ci ripetiamo per auto convincerci. A riprova della nostra fiducia, sfiliamo gli antipioggia e li riponiamo nel capiente bauletto della Ducati di Nessuno13.
OVVIAMENTE, fatti non più di 500 metri, riprende a piovere. I pochi km che ci separano da Trieste li facciamo quindi sotto l'acqua.
Finalmente arriviamo in città. Non ci ero mai stato: conosco ormai molti luoghi della nostra meravigliosa penisola, ma queste zone mi sono del tutto nuove e questo da al giro di oggi anche un senso di novità e di scoperta.
Ecco la meravigliosa Piazza dell'Unità d'Italia, affacciata direttamente sul mare.


Sulla destra l'edificio del Lloyd Triestino, di fronte il Municipio e sulla sinistra il palazzo della Luogotenenza austriaca (attualmente sede della Prefettura).
Qui sotto, la vista verso il mare, coi due pennoni di 25 metri sovrastati da due alabarde, simbolo di Trieste.


Impossibile non scattare una foto alla statua del Bersagliere: immortala il Bersagliere che il 3 novembre 1918, davanti alle ragazze di Trieste, porta sotto San Giusto la sospirata bandiera tricolore d'Italia, simbolo della libertà della città dalla dominazione austro-ungarica. Sulla destra il molo Audace, così chiamato dal cacciatorpediniere che il 3 novembre del 1918 attraccò in città a guerra conclusa. Più indietro, appena visibile sulla collina, il Faro della Vittoria.


La Randagia anche a Trieste!


Dopo uno spritz, è il momento di rimettersi in marcia.



L'idea di partenza sarebbe di andare verso l'Istria, ma il cielo non promette nulla di buono in quella direzione. Decidiamo quindi di salire sulle colline alle spalle della città per andare a visitare un luogo di grande importanza storica e di grande impatto emotivo. La Foiba di Basovizza, sulle alture che sovrastano Trieste, è monumento nazionale. 
Durante i giorni dell'occupazione Jugoslava, nel maggio del 1945, i partigiani comunisti di Tito utilizzarono questo vecchio pozzo minerario per gettarci dentro, spesso ancora vivi, prigionieri, civili, militari, poliziotti. Venivano giustiziati sommariamente, spesso seviziati, legati tra loro col fil di ferro e precipitati nella voragine.




Riprendiamo la strada con un grande senso di mestizia.


Arriviamo a Lipica e passiamo il confine con la Slovenia. Benzina a 100 ottani a 1,40€!


Oltre non ci spingiamo, dal momento che il meteo non promette nulla di buono. Inoltre dobbiamo rientrare a Treviso per cena.
Un breve raccordo autostradale non a pagamento ci riporta rapidamente verso Monfalcone.
Di qui, lungo la SS55, si arriva al Sacrario Militare di Redipuglia, in provincia di Gorizia. Il monumento è segnalato solo a partire da pochi km prima di giungervi: non molte indicazioni aiutano a raggiungerlo: un vero peccato.


Una volta sul posto, arrivando da Monfalcone, sulla destra si trova questo immenso memoriale che scende dalla collina.


Dal 1938, quando venne costruito, custodisce i resti di 100.000 soldati italiani morti nella Grande Guerra, quella del 1915-1918. I gradoni si susseguono, costellati dai nomi dei caduti. Ben 60.000 sono i militi la cui identità rimane ignota. Qui sotto la tomba del Duca d'Aosta, comandante della III° Armata.


Alle sue spalle, la scritta PRESENTE ci ricorda che chi è caduto per la Patria non muore mai.


L'iscrizione sulla lapide rinnova l'invito ad aver cara la Patria, in ricordo e per rispetto di quanto sono caduti per Lei.


Lasciata Redipuglia, ci dirigiamo verso la cittadella di Palmanova, in provincia di Udine. Fermiamo le moto al limitare della piazza centrale: oltre non si può andare in quanto l'area è chiusa al traffico veicolare.


Come mostrato dal manifesto che ho fotografato, è caratterizzata da una cinta muraria che le conferisce una caratteristica forma a stella.


Sulla via del ritorno per fortuna non solo non piove più, ma addirittura spunta un bel sole che ci accompagna verso Codroipo. Per la precisione, a Rivolto. Qui, oltre a far base la Pattuglia Acrobatica Nazionale dell'Aeronautica Militare (le Frecce Tricolori) si trova la meravigliosa ed immensa Villa Manin, dimora dell'ultimo Doge di Venezia.


Prima del rientro a Treviso, un altro memoriale lungo la strada. In alto i versi finali della "Canzone del Piave": non passa lo straniero!


Purtroppo nei giorni seguenti il tempo non è stato dalla nostra parte: non tanto il freddo, quanto la nebbia ci ha, di fatto, precluso la possibilità di andare in moto sull'Altopiano di Asiago e in altri luoghi che hanno fatto la storia della Grande Guerra.
Abbiamo quindi privilegiato l'aspetto... enogastronomico. 
Sosta all'osteria Varaschin a Ponzano Veneto, per un aperitivo decisamente "da campioni"!




Poi verso Possagno, paese natale di Antonio Canova, su cui veglia l'imponente Tempio. Purtroppo era chiuso e non abbiamo potuto visitarlo.


Come si vede, il meteo non è dei migliori. Tuttavia siamo saliti in auto sul Monte Grappa, dove le testimonianze sono innumerevoli. Sul Col Moschin ho scattato queste altre due immagini.



Il 2 maggio invece il meteo permane incerto, ma sembra che non piova. Optiamo allora per un giro in zona Valdobbiadene, tra le vigne dove nasce il prosecco. 
Sempre bello fare il percorso del Montello che da Nervesa della Battaglia porta a Montebelluna con un percorso di una decina di km caratterizzato da un po' tutte le tipologie di tracciato: tornanti, curve aperte, salite e discese.
Pre-pranzo sotto Valdobbiadene. Veramente avremmo anche potuto finire qui la giornata!!!



Si riparte! On board camera!


Ci dirigiamo verso Feltre e consumiamo il pranzo nella grande Birreria di Pedavena. Il Croce d'Aune con le sue belle curve, appena sopra Pedavena, non promette nulla di buono. Decidiamo di scendere verso Valdobbiadene nuovamente. Poi, molto piacevole e scorrevole, percorriamo la SP36 verso Combai e Cison di Valmarino. Poi diventa SP35 e porta verso Revine. Di qui, SS51 che costeggia la A27. La salita del Fadalto, verso il Lago di S. Croce, è davvero fantastica. Non è lunghissima, ma è larga e costellata di curve ampie e ben disegnate: ricorda alcuni passi svizzeri, seppur in piccolo. Al curvone con vista sul lago ci sono molti motociclisti: sono soliti fare sosta qui dopo le pieghe del Fadalto.
Ad uno chiediamo di scattarci una foto di gruppo.


Proseguendo lungo la SS51, poco dopo la fine settentrionale del lago si sale a sinistra, per andare al Nevegal.


Una strada che è quasi bianca ci porta da Nevegal al Passo San Boldo..


L'inizio della discesa dal S. Boldo. C'è un semaforo che regola il traffico, perchè i tornanti in galleria della strada costruita in appena 100 giorni dagli austriaci sono troppo stretti.


Una volta a valle, torniamo verso Follina per il rientro verso casa.
Ecco qui sotto il giro della giornata.

Valdobbiadene, Fadalto, Nevegal e Passo di S. Boldo



Sono stati giorni di incertezza meteo, nonostante si sia in avanzata primavera. Le intenzioni erano di fare molta più strada e di vedere i luoghi che hanno fatto la storia della I° Guerra Mondiale in Italia. Sebbene non tutti, i posti visti sono stati comunque molti, belli e suggestivi. La compagnia e l'ospitalità degli amici è stata incomparabile e al tirar delle somme ci siamo divertiti tantissimo. Speriamo presto di completare il giro con i luoghi non visti questa volta!

2 commenti:

  1. Che bei posti hai visitato!!!!! La nostra bella Italia è piena di storia e di testimonianze!! Un abbraccio amico e piano con la "lambretta"!!!! 😁😁😁

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  2. Si, infatti Anita: sono posti bellissimi: per questo mi piace andare in giro con la mia.. "lambretta".... il nostro Paese è meraviglioso e dopo aver fatto decine di migliaia di km posso dire di cominciare a conoscerlo bene.

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