Riding passion

La moto gira.. guarda.. e racconta

sabato 12 settembre 2020

A metà Settembre si torna in sella: verso il Vezzena e l'altopiano di Asiago

Mesi di sostanziale inutilizzo: la Stelviona e Bridget von Hammersmark spesso e volentieri con la batteria collegata al mantenitore di carica per evitare che lo scarso utilizzo le scarichi.

Mi prendo uno spazio di tempo al sabato mattina e con nessuno13 ci troviamo fuori dal casello di Brescia Est. Non ci vedevamo dal giro del Febbraio 2020 proprio sul Garda. Nessuno13 c'è sempre quando si tratta di fare km: un motociclista instancabile!

Saliamo verso il lago di Idro, non prima di aver sfilato la lunga teoria di auto incolonnate sulla SS45bis e ter in direzione di Gavardo. Di qui ci dirigiamo sulla SS237 del Caffaro fino oltre Anfo. Nei pressi di Storo saliamo a destra verso la Val di Ledro e finalmente la strada regala i primi tratti guidati, coi suoi bei tornanti in salita, tra le gole, prima di raggiungere l'altipiano che porta al passo Ampola.

Piccola sosta caffè dopo diverse ore in sella.

Costeggiamo il Lago di Ledro e iniziamo la discesa. Qualche km di tornanti per giungere a valle, passando a nord di Riva del Garda per dirigerci verso Arco di Trento. Da qui seguiamo la SP48, statale curvosa che nessuno13 già conosce e mi ha fatto impostare sul navigatore. In effetti è molto divertente: stretta, a dirla tutta, ma non essendo con la Stelvio e le sue valigie, con il 790 si va molto bene. Nei pressi di Ronzo-Chienis passiamo dal Passo S. Barbara e diamo un'occhiata all'ora. Abbiamo appuntamento con Nolmar per le 12.30 circa: non possiamo salire anche per la SP88 verso Bordala; quindi optiamo per scendere verso Rovereto dalla via più rapida. Qualche km di autostrada del Brennero fino a Trento e poi SS47 della Valsugana. La strada è larga e rapida: raggiungiamo in una ventina di minuti il luogo dell'appuntamento a Pergine Valsugana, nei pressi dell'Hotel Meridiana, dove Nolmar ci attende con la sua Triumph T120. Ci si rivede dopo mesi e sono belle sensazioni: cose che erano normali fino allo scorso anno, ora sono grandi momenti, vista la separazione forzata dei mesi passati.

Riprendiamo la statale costeggiando il lago di Caldonazzo in direzione di Levico Terme centro, dove deviamo a destra. Vogliamo percorrere la strada del Menadòr (nota anche come Kaiserjaegen strasse), costruita dagli austriaci nel 1915. 

Note: sono presenti segnalazioni che limitano il traffico a mezzi che non superano certe dimensioni e, a dirla tutta, questa strada dovrebbe essere percorribile solo in moto o in bici: se ci sia avventura in auto per questo tracciato stretto e pieno di tornanti chiusissimi si rischia di vivere una brutta esperienza. Assolutamente da non perdere, per chi può arrivarci, la suggestiva vista sui laghi di Levico e di Caldonazzo da un tornante, con un piccolo spazio ricavato per poter accostare e godersi lo stupendo panorama sulla Valsugana.

Purtroppo salendo ci imbattiamo in un camper con targa austriaca che si è inerpicato fin quassù! Nei pressi del breve tunnel scavato nella roccia ha rischiato di rimanere incastrato... e pochi metri più avanti, si è effettivamente incastrato in modo inestricabile con un'auto che scendeva in senso opposto. Inevitabile il contatto tra i due mezzi. Per fortuna era rimasto un piccolo spazio e con le moto abbiamo potuto infilarci, proseguendo verso la sommità.

Un breve tratto in discesa e prendiamo a sinistra la SS349 di Val d'Assa per andare in direzione del Passo Vezzena. Nei pressi di un tornante sappiamo già dove andare: si sale e si volta a sinistra per una breve sterrata che ci porta alla Malga Zochi, dove ci eravamo trovati bene già nel giro a Merano e Austria di luglio del 2019


 

Siamo già con le gambe sotto al tavolo quando, come si vede nella foto qui sopra, ci raggiunge anche Jules Winnfield: grande sorpresa!!! E' con la nuova GS adventure 1250, fresca fresca di valigie nuove: bella bestiona! Grandi festeggiamenti e battute! Si mangia in compagnia senza risparmiarsi, ad essere onesti, e si riparte per andare verso Folgaria e, di qua, su verso il Passo Coe. Per me è la prima volta.

Sul passo si trova l'omonimo lago, nei pressi del quale sono posizionate le installazioni della Base Tuono. E' una base missilistica dell'areonautica, dismessa dal 1978.

Si torna verso valle, con una breve sosta poco più avanti per godere della vista verso Tonezza del Cimone e la pianura che porta a Piovene Rocchette.

L'arrivo ci vede appena sotto i 500 km dal mattino, poco prima delle 19.

La serata in terrazza a casa di Jules, dopo tanti mesi di distanza, passa tra risate e una corposa mangiata, accompagnata da delle sane, gioiose bevute!



Se qualcosa di buono può aver lasciato questo periodo di isolamento, che ancora dura, è di aver permesso di apprezzare ancora di più i valori veri, come l'amicizia e il piacere di stare insieme.

Il giro di oggi


giovedì 13 agosto 2020

MOTO GUZZI


"Le Guzzi sono dei semilavorati. Potete usarle così come sono ed accontentarvi, oppure metterci mano e godere contenti di una moto che finalmente va come deve." (Motoube)

sabato 25 luglio 2020

Lago di Tovel e Borghetto sul Mincio

Dopo quasi 2 mesi appiedato, finalmente stamattina ho potuto rimettermi in sella a Bridget Von Hammersmark (BVH)!
Ancora ieri sera non avevo idea di dove sarei andato: avevo una vaga idea di salire sul passo dello Stelvio, ma sono andato a dormire nell'indefinitezza. Una cosa è certa: avevo voglia di fare dei km.
Sveglia di buon mattino e partenza alle 8. La temperatura intorno ai 21 gradi è quella perfetta per andare in moto: le piogge abbondanti su questa zona del nord Italia degli ultimi 2 giorni hanno rinfrescato la temperatura e hanno scaricato l'umidità.
Nonostante l'ora, la SS36 Valassina inizia ad essere molto molto trafficata già dopo Monza. 
Capìta l'antifona esco a Valmadrera con l'idea di risparmiarmi il gas nelle gallerie: scelta azzeccata perchè attraverso Lecco senza alcun ingorgo e mi reimmetto sulla Valassina nei pressi dello svincolo per Mandello del Lario. Il traffico resta comunque sostenuto, ma tutto sommato arrivo a Colico abbastanza tranquillamente. Se lo Stelvio è l'idea, si va per la Valtellina! Passo svelto, da Fuentes, ma una volta arrivato a Morbegno, al bivio tra la vecchia e la nuova strada, la SS38 dello Stelvio, la musica cambia: tutte le auto incolonnate nelle nuove gallerie, e una volta che questa variante si reimmette sulla "vecchia" SS38 la scena vede tutte le auto incolonnate senza soluzione di continuità, praticamente a pass d'uomo, per chilometri e chilometri. Per fortuna in moto si risale la fila, perchè le auto in senso contrario sono meno, ma comunque è una cosa che richiede un'attenzione costante. Si fa strada il piano B: dopo tanti chilometri così, abbandono l'idea di arrivare a Bormio e svolto a destra!
La salita verso il Passo dell'Aprica è una boccata d'ossigeno per il divertimento in moto: finora è stato solo trasferimento, ora inizio a divertirmi! Traffico contenuto, salita divertente e tornanti da impostare: finalmente!

La salita per l'Aprica mi ha fatto dimenticare la Valtellina

Come di consueto, Aprica è piena di villeggianti e di moto, ma non ho nessuna voglia di sostare e prendere un caffè: troppo affollamento: evito, visti i tempi che corrono.
Giusto il tempo della foto e riparto in direzione di Edolo. Traffico poco e la lunga discesa passa bene. 
A Edolo di nuovo tanta gente che affolla i bar all'aperto, e anche tanto traffico: il crocevia nei pressi del ponte è come di consueto congestionato.
Attacco la salita della SS42 del Tonale e della Mendola: un po' di traffico, qualche camper a salire e qualche impedito (..mi si passi l'espressione, ma nei fine settimana in strada trovi veramente di tutto!) non aiutano, ma mano a mano che riesco a sfilarli, un po' alla volta, allora torna il piacere della guida.

Guidare in scenari simili fa letteralmente "respirare" polmoni e anima

In cima al passo del Tonale il consueto colorato affollamento di turisti e motociclisti. Molti approfittano per fermarsi nei chioschetti e sfamarsi. Ma è ancora un po' presto per mangiare: nelle mie intenzioni ho ancora tanta strada da fare, anche se non so passando per quali luoghi. Faccio una foto a BVH e riprendo la strada.

Il Sacrario Militare del Passo del Tonale

La discesa dal Tonale è lunga e divertente: stavolta non è nemmeno troppo trafficata da motociclisti smanettoni, quindi si guida davvero bene. E la vista sui ghiacciai è spettacolare!!


Solitamente passo da questa strada tirando dritto, verso il Passo della Mendola, diretto alle Dolomiti Venete o Altoatesine. Stavolta sono in giro senza una meta particolare e quindi decido di concedermi delle divagazioni.
Rapida pausa pranzo: niente da ricordare, tranne il sidecar Ural copiato dalle BMW R75 e dalle Zundapp KS750 sottratte ai tedeschi durante la guerra.


Lascio la strada principale e imbocco una stradina sulla destra che scende verso la valle.
Anche queste strade secondarie sono perfettamente curate: in Trentino è sorprendente come siano ben tenute: puoi concentrarti sulla guida e sui panorami.
Arrivo alla base della vallata, e nei pressi del paesino di Vermiglio lascio la strada asfaltata e percorro una strada bianca. Ammetto che se avessi avuto la Thruxton o la Stelvio non lo avrei fatto.
Deve aver piovuto anche qui, perchè c'è molto fango. In compenso però mi avventuro tra i campi dove non c'è anima viva.

La cornice è meravigliosa

Accanto alla strada i resti delle caserme diroccate Austro-ungariche di Stavel, risalenti alla 1° guerra mondiale.

Al di fuori della strada principale posso godermi altri bellissimi scorci.

Le rapide del torrente Vermigliana

Una volta a casa il 790 andrà ripulito

Sono tornato sulla SS42, ma poco dopo la lascio nuovamente nei pressi di Ossana: un castello attira la mia attenzione.

 Il castello di Ossana domina il piccolo borgo.

Mentre supero il bivio per Marilleva e quello di Dimaro che porta a Folgarida e Madonna di Campiglio, abbandono l'idea di proseguire verso il Passo della Mendola. Imbocco la SS73 e seguo per Cles: giorni fa in casa si parlava del Lago di Tovel e non avendolo mai visto, ho deciso di farci una capatina. Prendo la SS73 "destra Anaunia" seguendo le indicazioni per Tuenno, e da qui la strada per il lago di Tovel si snoda per 11 km.
Prima di arrivare al lago ci si ritrova in un contesto quasi lunare: con le dolomiti di Brenta tutto intorno, il colore prevalente è il grigio dei massi e delle rocce: quasi non c'è vegetazione! Di tanto in tanto si attraversano dei tratti boscosi. Finalmente raggiungo il casello di accesso al Parco del Lago di Tovel: 5€ il pedaggio. Giusto così: è un prezzo equo per gestire al meglio le meraviglie della natura.
Proseguo per 6 km prima di raggiungere il parcheggio più vicino al lago. Lascio la moto e salita una collinetta tra i boschi per 200 metri, mi ritrovo davanti uno spettacolo incredibile.
Questo lago era famoso per il colore rosso che assumevano le sue acque nel periodo estivo, dovuto alla presenza di alcune alghe. Ora il fenomeno non si manifesta più, ma il colore dell'acqua lascia comunque senza fiato.


I monti circostanti si riflettono nelle acque limpidissime del lago

Torrenti freschi

Faccio un giretto sul sentiero che costeggia il lago, nel bosco.
Quando torno in moto, mi dirigo verso Andalo sulla SS421 "dei laghi di Tenno e Molveno". Strada fantastica, con bei tratti in pendenza e bei tornanti fino ad arrivare alla frequentata località climatica di Andalo. Lungo la salita trovo una gruppetto di 3 Vespa che salgono speditissime: sorprendente vederle a velocità sostenuta e agilissime sui tornanti.
Dopo Andalo, ecco Molveno.


La vista del lago di Molveno prima di entrare in paese

Scendendo verso il paese è evidente che anche Molveno è affollata di villeggianti che si godono i locali sulle sponde del lago e anche le opportunità di fare sport in mezzo alla natura, con le biciclette e le barche a vela.
Anche se manca ancora molta strada per tornare a casa, mi è venuto in mente un altro luogo da vedere: non è proprio dietro l'angolo, ma oggi voglio fare strada senza troppi pensieri: il tempo è buono, il caldo non è eccessivo e le ore di luce ci sono.
Continuo ad andare verso sud e passo sulla SS45bis per Dro, passo per Nago e seguo per Mori sulla SP90 che costeggia la sponda occidentale dell'Adige. Sono 410 km quando faccio benzina ad Avio: faccio 2 conti e la moto fa quasi 25 km/L!
Dalla SP90, che mi piace ogni volta che la faccio, passo sulla SS412 dell'Abetone, sulla sponda orientale dell'Adige. Poi dalle parti di Affi prendo la superstrada SS450 che va verso Peschiera. Qui già si vede che si torna verso i luoghi affollati: traffico e caldo tornano protagonisti.
Le campagne a sud di Peschiera, tra colline e vigne, sono rasserenanti.
Saranno le 18 quando raggiungo Valeggio sul Mincio.
Non ero mai stato da queste parti, perchè passavo in zona solo diretto verso altri luoghi, ma alcuni video visti durante l'inverno mi avevano incuriosito e mi riproponevo di passare: quale migliore occasione?
Bellissimo il castello di Valeggio e il ponte Visconteo.


Ancora più affascinante la vista che dal ponte si gode del Borghetto sul fiume Mincio.

 L'Italia è un vero scrigno di meraviglie

Ora si che è davvero ora di tornare a casa.
La strada verso ovest, nella zona tra Valeggio, Solferino e Castiglione delle Stiviere corre tra le vigne e i campi: nonostante sia dritta, non mi annoia per niente.
Viaggio col sole in faccia per oltre 2 ore prima di arrivare a destinazione: mentre di solito questo rientro guidando controsole è sgradevole, forse anche perchè avviene a fine giornata quando la stanchezza prevale, in questa occasione non me ne curo troppo e mi lascio cullare dai bei panorami che ho ammirato, dalle Alpi alla pianura.
Alla fine Bridget si ritrova con 610 km sul groppone e nemmeno 1 km di "autostrazio", ma i posti visti e la qualità della moto me li hanno resi pieni di divertimento!


Il giro di oggi: Aprica, Tonale, Tovel, Molveno, Borghetto sul Mincio: 610 km



domenica 24 maggio 2020

Lago di Como, Valle Intelvi e Balcone d'Italia

Le giornate che si stanno susseguendo con un clima eccezionale sono un richiamo irresistibile per riavvicinarsi alle vecchie, care abitudini di andarcene in giro in moto. Vinco la mia notoria ritrosìa a girare la domenica e ci troviamo con Peo e Simona per colazione. A sorpresa spunta anche Francescone che si palesa e ci da la carica con la sua simpatia!


Decidiamo di andare verso il lago di Como, percorrendo la Pedemontana e dirigendoci sulla SS340 "Statale Regina" che costeggia la sponda occidentale del Lago di Como. Ahimè, il traffico ci intrappola inesorabilmente. Il divieto di lasciare la Lombardia per le limitazioni alla circolazione a causa del corona virus contribuisce a concentrare i lombardi nei luoghi più belli della regione. Il risultato è un'unica, interminabile colonna di auto e motociclette che si snoda sulla sponda del lago rendendo complicato e lentissimo procedere verso nord.
In un attimo mi sono ricordato perchè nei fine settimana della bella stagione evito i giri ai laghi come la peste. Non nego che mentre respiravo nelle gallerie i gas di scarico delle auto ho fatto più di un pensiero a mandare a monte tutto e tornare indietro.
Per fortuna almeno il Lago di Como nei pressi di Brienno ha il suo perchè.


Tuttavia, pur lentamente, abbiamo raggiunto Argegno e siamo saliti verso la Valle Intelvi. E' bastato cominciare ad inerpicarsi sulle strade curvose che si snodano a mezza costa del monte per rinfrancare l'animo. I panorami, i colori del cielo e dei boschi e l'aria più fresca, uniti alla possibilità finalmente di guidare (..e non, semplicemente, di avanzare..) godendosi i tornanti anche stretti verso Castiglione d'Intelvi, Pellio S. Fedele fino a Lanzo d'Intelvi  hanno riacceso l'entusiasmo.
A Lanzo abbiamo preso a destra per salire tra il bosco e i tornanti fino alla Funicolare nei pressi dell'Albergo Buffa.
Ero stato quassù ormai diversi anni fa con Vecchialenza, e ricordo che avevo assaggiato una gustosissima polenta concia.
La vista eccezionale sul Lago di Lugano da cui si gode dal ristorante ci convince a sederci.


E non resisto ad assaggiare la polenta con uovo fritto e grana: cibo dietetico ed estivo!


Chiacchieriamo godendoci la vista e il sole: si sta meravigliosamente.
Dopo essermi preso una puntura da una vespa che, mentre pranzavamo, aveva deciso di cercare l'ombra nella manica del mio giubbotto, riprendiamo la strada scendendo nuovamente verso Lanzo. Arrivati al paese, prendiamo a destra e saliamo verso la sommità del monte. La strada è stretta, con un fondo abbastanza rovinato. Ci sono svariati tornanti secchi e stretti e alcuni tratti che attraversano i boschi. Finchè si arriva in cima per raggiungere quello che viene chiamato "il balcone d'Italia".

Siamo a oltre 1.300 metri di altitudine


Garrisce nel sole la bandiera tricolore, ma appena sotto c'è la Svizzera!


Si tratta di un punto panoramico che permette di godere di una vista che va dal Lago di Lugano, proprio sotto il monte, fino addirittura al Gran Paradiso. La giornata è assolutamente perfetta: la nitidezza e la luce meravigliosa permettono di arrivare lontanissimo con lo sguardo.

A sinistra il ramo con Capolago, a destra, in fondo, Porto Ceresio

Nel suo primo giro BVH (..che sta per Bridget Von Hammersmark..) si gode il panorama.


Come si comporta il 790 adv in montagna:
Oggi ho potuto provare la moto anche su un tracciato di vera montagna, con tornanti secchi e pendenze e devo dire che si è confermata estremamente agile e maneggevole: non pensavo che con il cerchio da 21 pollici potesse mostrare queste qualità: evidentemente in combinazione con il peso davvero contenuto, con il baricentro molto basso che le viene conferito dalla particolare struttura del serbatoio e con il manubrio abbastanza largo si riesce a renderla davvero godibile anche in questo tipo di contesti.
Quanto alla protezione dall'aria, oggi ho utilizzato il casco con l'aletta parasole e fino ai 120 orari non ho nulla da segnalare; andando verso i 130 comincia ad accentuarsi la rumorosità del casco, probabilmente anche per via dei flussi d'aria. Niente di insopportabile comunque: non ho riscontrato scuotimenti del casco.

Da Argegno a Lanzo e al Balcone d'Italia




Alla fine saranno 265 km, dei quali pochi di reale piacere di guida. La Valle Intelvi è un gran bell'andare e quando si potrà tornare a valicarla per scendere in Valmara verso la dogana di Arogno sarà bello godersi questo passaggio. Al tirare delle somme, comunque, la giornata è venuta buona per acquisire altre informazioni sul comportamento della moto.



sabato 23 maggio 2020

Il primo giro col KTM 790 ADV


E così ho salutato la Thruxton Esmeralda e inizia la storia del KTM790ADV.. essendo di lingua tedesca, ho deciso di chiamarla Bridget Von Hammersmark.



 La curiosità di guidarla è grandissima. I primo 30 km sono di autostrada. Volutamente ho scelto il casco senza aletta parasole, per non avere fastidi in caso di cattivo riparo dalle turbolenze. Devo dire che però non riscontro fastidiosi vortici, anche se si percepisce una certa rumorosità.
In autostrada mi rendo conto che si viaggia essenzialmente in 5 e 6 marcia e la moto, se si da gas, sale rapidamente di velocità, senza inerzia: è molto pronta.
Poi è il turno delle statali. Purtroppo essendo in una sterminata pianura le uniche situazioni in cui si può cercare un accenno di curva sono le rotonde! 
Proseguo fino a Sesto Calende senza nulla da segnalare: la strada è tutta dritta e non c'è modo di farsi delle impressioni sul comportamento della moto. Posso solo dire che alle velocità sostenute appare molto stabile.
Finalmente mi incontro con Peo: ci eravamo dati appuntamento sopra Luino, al Lago Delio, ma lo incontro che è già ridisceso.
Peo ormai è il capo varo delle mie moto: ogni volta che ne arriva una nuova, mi accompagna o ci troviamo per scambiare le primissime impressioni.


Per tornare verso casa percorriamo la strada lungolago che porta verso Laveno e Angera. Su questi tratti filanti la moto è molto piacevole e nei tratti con curve anche in rapida sequenza è rapida a cambiare direzione e da un grande senso di maneggevolezza. La sensazione è che sia molto ferma nella traiettoria impostata curvando, ma sia altrettanto facile rialzarla per cambiare lato. Trasmette sicurezza. Ho notato che in questi tratti filanti si guida molto in 4 marcia "alta" o in 5 marcia bassa, ma si è quasi sempre sopra i 4.500 giri.
Ho provato alcuni tratti con rapidi cambi di direzione, dove in alcuni casi la 3 marcia gira altissima e il motore reagisce pronto.
La forcella, pur non regolabile, sembra buona e non accuso le irregolarità del fondo stradale come accadeva con la Thruxton. La sella è dura, ma nonostante i km fatti non mi ha dato fastidio.
Le gomme di primo equipaggiamento sono le Avon Trailraider: mai avute, ma mi hanno fatto una buona impressione. Mi sembrano di sagoma abbastanza tondeggiante, come le TKC70 che ho sulla Stelvio. Valuterò a suo tempo la durata e il comportamento sul bagnato.
Mi ha colpito il consumo di benzina, che è veramente basso: credo di essere intorno ai 24,5 km/L.
Appena possibile voglio vedere come si comporta sui tornanti di montagna. Già domani con Peo qualcosa faremo.
Per il momento oltre 330 km molto molto divertenti!


Il quadro TFT è molto ricco di informazioni e permette tanti settaggi. Onestamente non sono stato a smanettare troppo, ma la grafica è chiara e permette di notare le informazioni senza vagare con lo sguardo: la consultazione è rapida a tutto vantaggio dell'attenzione alla guida.

sabato 7 marzo 2020

Ho provato il KTM 790 adv

Come detto nel post di ieri, nella ricerca di un mezzo che possa sostituire la Thruxton oggi con Peo siamo andati a Piacenza a provare il KTM790 adv.


Non ho mai guidato un KTM, quindi la mia curiosità era totale. 
Per la mia statura la moto è della giusta altezza. Non si fa fatica a montare in sella. All'inizio la sensazione è che la sella sia leggermente più larga del dovuto tra le cosce, ma sono dettagli assolutamente ininfluenti ai fini della comodità e della conducibilità della moto, una volta che si è fatta l'abitudine e si è in movimento.
La postura è ottimale: il manubrio è di una larghezza naturale e si ha la sensazione di controllo della situazione. Il display è grande e ricco di informazioni: quello che serve di più, come giri e velocità, sono in bella evidenza, come anche il contamarce.
Non ho pistolato molto coi comandi, perchè non sono abituato: ho sempre guidato moto senza troppi gingilli elettronici, quindi non vado a cercarmeli e non mi mancano. Mi sono concentrato sulle sensazioni di guida. La moto era totalmente nuova, aveva forse 3-4 km: la prima accortezza è stata quindi quella di prestare attenzione alla guida, dal momento che le gomme avevano ancora la cera su e io non vevo alcuna dimestichezza col mezzo.
Abbiamo fatto qualche km tra il traffico, e in quei momenti di primo contatto la moto l'ho sentita subito molto naturale nell'erogazione: anche a bassa velocità, non ho avvertito nulla di poco confortevole o, almeno, non ho mai dovuto pensare tra me e me che su qualche aspetto c'era da prenderci la mano. Quindi, per farla breve, nelle andature imposten dal traffico è maneggevole e molto tranquilla. 
Alcuni dossi rallentatori mi hanno fatto riscontrare una certa rigidità della sospensione posteriore, ma nulla di sgradevole. 
Mano a mano che siamo usciti fuori dal centro abitato anche la velocità è salita e ho potuto riscontrare come la protezione dall'aria è buona, anche se sulla V85 provata ieri l'ho trovata migliore. Comunque anche sul 790 non si avverte particolare fastidio. 
La zona è tutta pianeggiante, quindi la parte su cui ho potuto maggiormente porre l'attenzione sono le doti di velocità e di ripresa e devo dire che il motore spinge parecchio e sale in modo molto progressivo, ma in un attimo ci si trova sui 120. Tra l'altro la  moto che ho provato io doveva essere munita di quickshift, perchè era possibile cambiare in accelerazione: il dubbio mi è rimasto perchè il concessionario, appena me l'ha consegnata, ha rimarcato che non aveva quickshift. 
Fatto sta che la moto saliva di marce che era un piacere. 
Per il suono degli scarichi non sono uno che fa follie: prediligo un suono pieno e corposo allo "sbraaaaap" che preferiscono altri amici di giri e per fortuna sia la Stelvio che la Thruxton hanno queste caratteristiche. Mentre guidavo io, all'interno del casco il rumore dello scarico mi sembrava abbastanza deludente; la percezione è cambiata del tutto quando ho fatto provare la moto a Peo: "da fuori" il suono è bello corposo e rabbioso e quando il cambio snocciola le marce è un bel sentire.

Peo ha provato la moto

Quando la moto ha fatto una trentina di km mi sono sentito anche un po' più sicuro con le gomme e sono tornato avanti e indietro per provare anche qualche curva e vedere come si comporta la moto nei cambi di direzione: mai guidato un 21/18 e devo dire che non ho notato la minima differenza con il 19 che prediligo.

Qui si ha un'idea della postura

La moto è agile e si conduce bene in curva, ed è anche stabile: ha il 43 all'anteriore a fronte del 41 ormai spesso in voga su moto simili (per esempio sulla V85). La Stelvio ha una forcella Marzocchi da 50 che è ancora oggi un riferimento, a mio modo di vedere, ma alle velocità che ho potuto praticare oggi alla luce del tipo di strade e delle gomme nuove devo dire che la sensazione di solidità dell'anteriore c'è tutta.
La cosa che mi ha colpito di più di questa moto è il motore: a me è parso sempre pieno, molto reattivo, ma anche progressivo e privo di strappi. Inoltre in un amen ti ritrovi a velocità importanti.
Per quanto riguarda la fattura, la moto esteticamente non è sicuramente molto convenzionale, o piace o non piace, ma devo dire che dal vivo è meno brutta di quanto sembri in foto: che sia un primo segnale di innamoramento, della serie "ogne scarrafone è bbell' a mamma soie"? Vedremo.
I dettagli sono tutti ben curati, molto semplici e lineari: apprezzo molto questo approccio senza fronzoli.
Quando si è discusso di accessori, a me sulla moto che prenderò, quale che che sia, piacerebbe avere il cavalletto centrale (specie in questo caso in cui c'è la catena da ingrassare) e il cruise control, che non ho mai avuto sulle mie moto, ma sul quale, visto che prendo una moto nuova, mi piacerebbe poter contare nei lunghi trasferimenti autostradali che bene o male mi capitrerà di dover affrontare: di altri aspetti mi interessa molto meno.
Tuttavia devo ammettere che il costo di optional come questi è abbastanza importante e, almeno per gli optional che sono fondamentalmente rappresentati da un software che si carica nella centralina della moto (vedi cruise control e quickshift), anche un filo spropositato.
Sicuramente, oltre alle caratteristiche tecniche e alle sensazioni che la moto mi ha lasciato, dovrò tenere in considerazione anche questi aspetti.



venerdì 6 marzo 2020

Ho provato la Moto Guzzi V85TT

Da tempo sto pensando di sostituire la Thruxton con qualcosa di più versatile.
Oggi, grazie alla cortesia del concessionario Moto Guzzi di Mandello del Lario, ho provato la Moto Guzzi V85TT. Peo, Rouge e il papà di Peo testimoni graditissimi!!!!!

Qualche commento con Luca prima di partire per la prova

Da tempo la sto valutando, mesi addietro per pochissimi minuti ci avevo anche fatto un giretto a Castellanza, da Ceriani.
All'epoca le mie aspettative andarono deluse, perchè per quanto avessi notato come fosse ben fatta e l'estrema cura dei dettagli, all'atto pratico mi era sembrata davvero "spompa". Non capivo i commenti entusiastici di molti che l'avevano provata, acquistata anche, alle volte arrivando da moto di taglia superiore come possono essere la Moto Guzzi Stelvio o addirittura la BMW GS.
Rimaneva quindi una sorta di delusione di fondo che però, per l'amore per il marchio che, dopotutto, guido attualmente, aveva bisogno di essere riscattata da una seconda occasione.
E questa seconda opportunità si è presentata ora che la ricerca di una moto sta assumendo contorni più concreti.
Da Agostini ho provato la V85TT per quasi 1 ora.
Sulle strade dove la Moto Guzzi nasce, la V85 ha sovvertito tutte le sensazioni che mi aveva lasciato la prima volta!
Moto molto ben rifinita, pulitissima nelle linee, senza brutture in bella mostra. 
La posizione in sella è ottima, le braccia distese al punto giusto, le gambe non raggomitolate grazie alle pedane collocate alla giusta altezza. Anche in previsione di lunghe percorrenze, questo è un fattore positivo. Fin qui la V85 mi ha fatto sentire come "a casa".
Appena ho fatto per mettere la 1°, quella sensazione già provata di lentezza nel reagire e nel salire di giri mi stava facendo già rattristare, nel casco, perchè mi sembrava confermare le cattive sensazioni del passato. Invece poi nella guida si è rivelata agile, divertente.
Mano a mano che la guidavo prendevo confidenza e sui tornanti è supermaneggevole! Sarà che scendevo dalla Stelvio, dove tra peso e mole, la guida richiesta è impostata tutta sull'anticipare le traiettorie, in modo da trovarsi poi nella posizione migliore per cambiare direzione: fatto sta che la sensazione che ho avuto è stata di una grande immediatezza nel reagire ai comandi del manubrio. Sui tornanti che salgono da Bellano verso la Valsassina la sensazione era di motore brillante quando è già avviato: non ha buchi, non ha on/off, spinge sempre e vibra quel tanto che un Guzzista non può non apprezzare: la moto è viva! 
Nella strada in discesa dal monte ho focalizzato la mia attenzione sulla frenata e sul comportamento del cardano.
Per quanto riguarda la frenata è efficace e la mia sensazione è che l'effetto frenante si senta da subito, mentre sulla Stelvio cresce progressivamente: forse però questo è dovuto anche al ben diverso peso che c'è tra le due moto.
Sul cardano ho avuto invece la sensazione che in scalata sia "legnoso", mentre questa sensazione non l'ho mai praticamente avvertita col CARC della Stelvio, che è un vero burro. Intendiamoci: niente che non si possa gestire impostando le scalate diversamente, ma la cosa ha destato la mia attenzione.
Tornato a valle, anche sul tracciato filante del lungo lago la V85 va che è un piacere: le marce preferite sono la 3° per scalare e fare un sorpasso deciso e la 4° per andare. 
Protezione dall'aria: devo dire che non ho avvertito fastidi, almeno fino ai 110 orari circa che ho potuto fare. 
Non che presti moltissima attenzione a questi dettagli, ma il quadro strumenti è della grandezza giusta, e cambia colore a seconda che si sia in piena luce o nell'oscurità (per esempio, cambia colori quando si entra e si esce dalle gallerie). Le informazioni visualizzate sono fin troppe, la sensazione è che sia un po' sovraffollato ma, dopotutto, si finisce col guardare sempre gli stessi dati, quindi con un po' di abitudine non si perde troppo tempo a cercare questi ultimi.
I fari a led illuminano egregiamente: in galleria vedevo ottimamente anche se magari avevo dimenticato di alzare la visiera fumè del casco.
Altri aspetti: la sella è comoda e spaziosa per il pilota: si può scorrere indietro e cambiare posizione senza sentirsi troppo angusti.

Insomma, il discorso è semplice: se fossi in fissa da mesi per la Guzzi, ma mi fossi detto e ripetuto "..prima devo provarla..."...beh, dopo questa prova direi "ok, mi ha convinto.. la volevo, la bramavo, finalmente l'ho provata e ha confermato che è un ottimo mezzo.." e domani firmerei sicuro per la V85. 
Brava Moto Guzzi! Hanno fatto un ottimo mezzo e se qualcuno mi chiederà un parere su questa moto la mia risposta sarà assolutamente entusiastica e di compiacimento.



sabato 15 febbraio 2020

Giro di S. Valentino a Brugnello e Monte Fasce

Il sabato di sole non può che essere onorato con un bel giro.
Dopo aver tirato fuori la Stelvio dal garage, decido di scendere lungo la SS412 della Val Tidone per raggiungere Borgonovo Val Tidone e, di qui, Gragnano Trebbiense, dove voltando a destra si percorre la SP7 e poi la SP40 che correndo a mezza costa sulla sponda ovest del fiume Trebbia porta verso Travo. Dopo le foschie dietro cui si nasconde il sole lungo le strade della Val Tidone, in Val Trebbia il cielo si apre e il blu diventa vivo. Limpidissima l'aria, asciutta la strada: in questo periodo è un vero regalo.
Dirigendomi verso Corte Brugnatella, mentre mi godo il passo e il ritmo delle curve, sulla destra, in cima al cucuzzolo, una chiesetta vigila severa sulla valle.


Mi ha sempre incuriosito e oggi che sono in giro senza una meta definita posso soffermarmi cercare la strada per accedere a quel promontorio.
Raggiungo Marsaglia e subito dopo il ponte volto a destra, per seguire le indicazioni per Brugnello: una strada di campagna sale, inindata dalla luce del sole. Raggiungo il piccolissimo borgo, Brugnello, appunto, e lascio la moto in un piccolo cortile.
Poi mio avvio a piedi alla scoperta di questo minuscolo villaggio costruito in pietra percorrendo i piccolissimi vicoli fino a raggiungere la chiesetta di S. Cosma e Damiano. E lei che domina sulla valle.


Da lassù lo sguardo si perde sulle gole della Val Trebbia.

La vista verso Travo

La vista verso Marsaglia

Le gole della val Trebbia, con la strada fondovalle piena di curve




Riprendo la ss45 della Val Trebbia: la strada è perfetta, asciutta, senza il minimo traffico nè di auto, nè di moto: le condizioni ideali per godersela appieno. Supero Ottone e ancora Torriglia, per poi scendere verso Chiavari fino al bivio che sale, a destra, per Lumarzo. Di qui mi inerpico per la SP19 fino a che un  bivio e una secca curva a destra mi guidano verso la SP67 del Monte Fasce.
Pranzo al rifugio Cornùa e riprendo la salita verso la sommità. 
La vista sulle valli che scendono verso il Mar Ligure, su cui luccica il sole, è magnifica.


Più avanti, dal Monte fasce, si vede Genova in lontananza.


Scendo su Genova: la strada che scende dal Monte Fasce, man mano che si scende di quota, finisce col restringersi sempre più, mentre aumenta moltissimo l'urbanizzazione: sono le propaggini più alte di Genova che divengono via via più trafficate: muoversi con la Stelvio tra autobus in salita e auto parcheggiate è un po' come giocare a Tetris.
Per fortuna non è estate e la temperatura permette di gestire questi fastidi con relatva tranquillità: altrimenti tra calore del motore e calore della temperatura, sarebbe stato abastanza esasperante.
Faccio benzina in fondo alla strada. Poi mi immergo nel traffico di Genova, percorro la soprelevata godendomi le strutture del Museo di Galata e la Stazione Marittima. Poi raggiungo Cornigliano e quindi la SS35 dei Giovi, passando proprio sotto le strutture in via di ricostruzione del Ponte (ex) Morandi.
La strada dei Giovi da questo punto non l'avevo mai percorsa: è veramente divertente e curvosa, e il traffico non eccessivo: è un piacere. Una volta scavallato, raggiungo Busalla e risalgo la Valle Scrivia fino a Serravalle.
Poi autostrada, che sono le 18 passate ed è già scuro.
Gran bella giornata: in solitaria, ma me la sono goduta!