Riding passion

La moto gira.. guarda.. e racconta

sabato 7 marzo 2020

Ho provato il KTM 790 adv

Come detto nel post di ieri, nella ricerca di un mezzo che possa sostituire la Thruxton oggi con Peo siamo andati a Piacenza a provare il KTM790 adv.


Non ho mai guidato un KTM, quindi la mia curiosità era totale. 
Per la mia statura la moto è della giusta altezza. Non si fa fatica a montare in sella. All'inizio la sensazione è che la sella sia leggermente più larga del dovuto tra le cosce, ma sono dettagli assolutamente ininfluenti ai fini della comodità e della conducibilità della moto, una volta che si è fatta l'abitudine e si è in movimento.
La postura è ottimale: il manubrio è di una larghezza naturale e si ha la sensazione di controllo della situazione. Il display è grande e ricco di informazioni: quello che serve di più, come giri e velocità, sono in bella evidenza, come anche il contamarce.
Non ho pistolato molto coi comandi, perchè non sono abituato: ho sempre guidato moto senza troppi gingilli elettronici, quindi non vado a cercarmeli e non mi mancano. Mi sono concentrato sulle sensazioni di guida. La moto era totalmente nuova, aveva forse 3-4 km: la prima accortezza è stata quindi quella di prestare attenzione alla guida, dal momento che le gomme avevano ancora la cera su e io non vevo alcuna dimestichezza col mezzo.
Abbiamo fatto qualche km tra il traffico, e in quei momenti di primo contatto la moto l'ho sentita subito molto naturale nell'erogazione: anche a bassa velocità, non ho avvertito nulla di poco confortevole o, almeno, non ho mai dovuto pensare tra me e me che su qualche aspetto c'era da prenderci la mano. Quindi, per farla breve, nelle andature imposten dal traffico è maneggevole e molto tranquilla. 
Alcuni dossi rallentatori mi hanno fatto riscontrare una certa rigidità della sospensione posteriore, ma nulla di sgradevole. 
Mano a mano che siamo usciti fuori dal centro abitato anche la velocità è salita e ho potuto riscontrare come la protezione dall'aria è buona, anche se sulla V85 provata ieri l'ho trovata migliore. Comunque anche sul 790 non si avverte particolare fastidio. 
La zona è tutta pianeggiante, quindi la parte su cui ho potuto maggiormente porre l'attenzione sono le doti di velocità e di ripresa e devo dire che il motore spinge parecchio e sale in modo molto progressivo, ma in un attimo ci si trova sui 120. Tra l'altro la  moto che ho provato io doveva essere munita di quickshift, perchè era possibile cambiare in accelerazione: il dubbio mi è rimasto perchè il concessionario, appena me l'ha consegnata, ha rimarcato che non aveva quickshift. 
Fatto sta che la moto saliva di marce che era un piacere. 
Per il suono degli scarichi non sono uno che fa follie: prediligo un suono pieno e corposo allo "sbraaaaap" che preferiscono altri amici di giri e per fortuna sia la Stelvio che la Thruxton hanno queste caratteristiche. Mentre guidavo io, all'interno del casco il rumore dello scarico mi sembrava abbastanza deludente; la percezione è cambiata del tutto quando ho fatto provare la moto a Peo: "da fuori" il suono è bello corposo e rabbioso e quando il cambio snocciola le marce è un bel sentire.

Peo ha provato la moto

Quando la moto ha fatto una trentina di km mi sono sentito anche un po' più sicuro con le gomme e sono tornato avanti e indietro per provare anche qualche curva e vedere come si comporta la moto nei cambi di direzione: mai guidato un 21/18 e devo dire che non ho notato la minima differenza con il 19 che prediligo.

Qui si ha un'idea della postura

La moto è agile e si conduce bene in curva, ed è anche stabile: ha il 43 all'anteriore a fronte del 41 ormai spesso in voga su moto simili (per esempio sulla V85). La Stelvio ha una forcella Marzocchi da 50 che è ancora oggi un riferimento, a mio modo di vedere, ma alle velocità che ho potuto praticare oggi alla luce del tipo di strade e delle gomme nuove devo dire che la sensazione di solidità dell'anteriore c'è tutta.
La cosa che mi ha colpito di più di questa moto è il motore: a me è parso sempre pieno, molto reattivo, ma anche progressivo e privo di strappi. Inoltre in un amen ti ritrovi a velocità importanti.
Per quanto riguarda la fattura, la moto esteticamente non è sicuramente molto convenzionale, o piace o non piace, ma devo dire che dal vivo è meno brutta di quanto sembri in foto: che sia un primo segnale di innamoramento, della serie "ogne scarrafone è bbell' a mamma soie"? Vedremo.
I dettagli sono tutti ben curati, molto semplici e lineari: apprezzo molto questo approccio senza fronzoli.
Quando si è discusso di accessori, a me sulla moto che prenderò, quale che che sia, piacerebbe avere il cavalletto centrale (specie in questo caso in cui c'è la catena da ingrassare) e il cruise control, che non ho mai avuto sulle mie moto, ma sul quale, visto che prendo una moto nuova, mi piacerebbe poter contare nei lunghi trasferimenti autostradali che bene o male mi capitrerà di dover affrontare: di altri aspetti mi interessa molto meno.
Tuttavia devo ammettere che il costo di optional come questi è abbastanza importante e, almeno per gli optional che sono fondamentalmente rappresentati da un software che si carica nella centralina della moto (vedi cruise control e quickshift), anche un filo spropositato.
Sicuramente, oltre alle caratteristiche tecniche e alle sensazioni che la moto mi ha lasciato, dovrò tenere in considerazione anche questi aspetti.



venerdì 6 marzo 2020

Ho provato la Moto Guzzi V85TT

Da tempo sto pensando di sostituire la Thruxton con qualcosa di più versatile.
Oggi, grazie alla cortesia del concessionario Moto Guzzi di Mandello del Lario, ho provato la Moto Guzzi V85TT. Peo, Rouge e il papà di Peo testimoni graditissimi!!!!!

Qualche commento con Luca prima di partire per la prova

Da tempo la sto valutando, mesi addietro per pochissimi minuti ci avevo anche fatto un giretto a Castellanza, da Ceriani.
All'epoca le mie aspettative andarono deluse, perchè per quanto avessi notato come fosse ben fatta e l'estrema cura dei dettagli, all'atto pratico mi era sembrata davvero "spompa". Non capivo i commenti entusiastici di molti che l'avevano provata, acquistata anche, alle volte arrivando da moto di taglia superiore come possono essere la Moto Guzzi Stelvio o addirittura la BMW GS.
Rimaneva quindi una sorta di delusione di fondo che però, per l'amore per il marchio che, dopotutto, guido attualmente, aveva bisogno di essere riscattata da una seconda occasione.
E questa seconda opportunità si è presentata ora che la ricerca di una moto sta assumendo contorni più concreti.
Da Agostini ho provato la V85TT per quasi 1 ora.
Sulle strade dove la Moto Guzzi nasce, la V85 ha sovvertito tutte le sensazioni che mi aveva lasciato la prima volta!
Moto molto ben rifinita, pulitissima nelle linee, senza brutture in bella mostra. 
La posizione in sella è ottima, le braccia distese al punto giusto, le gambe non raggomitolate grazie alle pedane collocate alla giusta altezza. Anche in previsione di lunghe percorrenze, questo è un fattore positivo. Fin qui la V85 mi ha fatto sentire come "a casa".
Appena ho fatto per mettere la 1°, quella sensazione già provata di lentezza nel reagire e nel salire di giri mi stava facendo già rattristare, nel casco, perchè mi sembrava confermare le cattive sensazioni del passato. Invece poi nella guida si è rivelata agile, divertente.
Mano a mano che la guidavo prendevo confidenza e sui tornanti è supermaneggevole! Sarà che scendevo dalla Stelvio, dove tra peso e mole, la guida richiesta è impostata tutta sull'anticipare le traiettorie, in modo da trovarsi poi nella posizione migliore per cambiare direzione: fatto sta che la sensazione che ho avuto è stata di una grande immediatezza nel reagire ai comandi del manubrio. Sui tornanti che salgono da Bellano verso la Valsassina la sensazione era di motore brillante quando è già avviato: non ha buchi, non ha on/off, spinge sempre e vibra quel tanto che un Guzzista non può non apprezzare: la moto è viva! 
Nella strada in discesa dal monte ho focalizzato la mia attenzione sulla frenata e sul comportamento del cardano.
Per quanto riguarda la frenata è efficace e la mia sensazione è che l'effetto frenante si senta da subito, mentre sulla Stelvio cresce progressivamente: forse però questo è dovuto anche al ben diverso peso che c'è tra le due moto.
Sul cardano ho avuto invece la sensazione che in scalata sia "legnoso", mentre questa sensazione non l'ho mai praticamente avvertita col CARC della Stelvio, che è un vero burro. Intendiamoci: niente che non si possa gestire impostando le scalate diversamente, ma la cosa ha destato la mia attenzione.
Tornato a valle, anche sul tracciato filante del lungo lago la V85 va che è un piacere: le marce preferite sono la 3° per scalare e fare un sorpasso deciso e la 4° per andare. 
Protezione dall'aria: devo dire che non ho avvertito fastidi, almeno fino ai 110 orari circa che ho potuto fare. 
Non che presti moltissima attenzione a questi dettagli, ma il quadro strumenti è della grandezza giusta, e cambia colore a seconda che si sia in piena luce o nell'oscurità (per esempio, cambia colori quando si entra e si esce dalle gallerie). Le informazioni visualizzate sono fin troppe, la sensazione è che sia un po' sovraffollato ma, dopotutto, si finisce col guardare sempre gli stessi dati, quindi con un po' di abitudine non si perde troppo tempo a cercare questi ultimi.
I fari a led illuminano egregiamente: in galleria vedevo ottimamente anche se magari avevo dimenticato di alzare la visiera fumè del casco.
Altri aspetti: la sella è comoda e spaziosa per il pilota: si può scorrere indietro e cambiare posizione senza sentirsi troppo angusti.

Insomma, il discorso è semplice: se fossi in fissa da mesi per la Guzzi, ma mi fossi detto e ripetuto "..prima devo provarla..."...beh, dopo questa prova direi "ok, mi ha convinto.. la volevo, la bramavo, finalmente l'ho provata e ha confermato che è un ottimo mezzo.." e domani firmerei sicuro per la V85. 
Brava Moto Guzzi! Hanno fatto un ottimo mezzo e se qualcuno mi chiederà un parere su questa moto la mia risposta sarà assolutamente entusiastica e di compiacimento.



sabato 15 febbraio 2020

Giro di S. Valentino a Brugnello e Monte Fasce

Il sabato di sole non può che essere onorato con un bel giro.
Dopo aver tirato fuori la Stelvio dal garage, decido di scendere lungo la SS412 della Val Tidone per raggiungere Borgonovo Val Tidone e, di qui, Gragnano Trebbiense, dove voltando a destra si percorre la SP7 e poi la SP40 che correndo a mezza costa sulla sponda ovest del fiume Trebbia porta verso Travo. Dopo le foschie dietro cui si nasconde il sole lungo le strade della Val Tidone, in Val Trebbia il cielo si apre e il blu diventa vivo. Limpidissima l'aria, asciutta la strada: in questo periodo è un vero regalo.
Dirigendomi verso Corte Brugnatella, mentre mi godo il passo e il ritmo delle curve, sulla destra, in cima al cucuzzolo, una chiesetta vigila severa sulla valle.


Mi ha sempre incuriosito e oggi che sono in giro senza una meta definita posso soffermarmi cercare la strada per accedere a quel promontorio.
Raggiungo Marsaglia e subito dopo il ponte volto a destra, per seguire le indicazioni per Brugnello: una strada di campagna sale, inindata dalla luce del sole. Raggiungo il piccolissimo borgo, Brugnello, appunto, e lascio la moto in un piccolo cortile.
Poi mio avvio a piedi alla scoperta di questo minuscolo villaggio costruito in pietra percorrendo i piccolissimi vicoli fino a raggiungere la chiesetta di S. Cosma e Damiano. E lei che domina sulla valle.


Da lassù lo sguardo si perde sulle gole della Val Trebbia.

La vista verso Travo

La vista verso Marsaglia

Le gole della val Trebbia, con la strada fondovalle piena di curve




Riprendo la ss45 della Val Trebbia: la strada è perfetta, asciutta, senza il minimo traffico nè di auto, nè di moto: le condizioni ideali per godersela appieno. Supero Ottone e ancora Torriglia, per poi scendere verso Chiavari fino al bivio che sale, a destra, per Lumarzo. Di qui mi inerpico per la SP19 fino a che un  bivio e una secca curva a destra mi guidano verso la SP67 del Monte Fasce.
Pranzo al rifugio Cornùa e riprendo la salita verso la sommità. 
La vista sulle valli che scendono verso il Mar Ligure, su cui luccica il sole, è magnifica.


Più avanti, dal Monte fasce, si vede Genova in lontananza.


Scendo su Genova: la strada che scende dal Monte Fasce, man mano che si scende di quota, finisce col restringersi sempre più, mentre aumenta moltissimo l'urbanizzazione: sono le propaggini più alte di Genova che divengono via via più trafficate: muoversi con la Stelvio tra autobus in salita e auto parcheggiate è un po' come giocare a Tetris.
Per fortuna non è estate e la temperatura permette di gestire questi fastidi con relatva tranquillità: altrimenti tra calore del motore e calore della temperatura, sarebbe stato abastanza esasperante.
Faccio benzina in fondo alla strada. Poi mi immergo nel traffico di Genova, percorro la soprelevata godendomi le strutture del Museo di Galata e la Stazione Marittima. Poi raggiungo Cornigliano e quindi la SS35 dei Giovi, passando proprio sotto le strutture in via di ricostruzione del Ponte (ex) Morandi.
La strada dei Giovi da questo punto non l'avevo mai percorsa: è veramente divertente e curvosa, e il traffico non eccessivo: è un piacere. Una volta scavallato, raggiungo Busalla e risalgo la Valle Scrivia fino a Serravalle.
Poi autostrada, che sono le 18 passate ed è già scuro.
Gran bella giornata: in solitaria, ma me la sono goduta!


venerdì 14 febbraio 2020

Filtro aria nuovo per la Stelvio - Febbraio 2020

La Stelvio ha 112.866 km.


Oggi ho montato il filtro dell'aria della Sprintfilter.
E' il modello PM01S, che va bene per la Stelvio NTX my 2009.


Il vantaggio di questo filtro è che non c'è bisogno di alcuna manutenzione particolare, non serve olio per ingrassarlo e basta una spruzzata di aria compressa per pulirlo.
Ho prima rimosso le 6 viti che fissano la copertura, poi la cornicetta e quindi il filtro dell'aria originale Moto Guzzi.


Ecco il filtro Sprintfilter.


Si posiziona senza dover adattare o modificare nulla.


Poi ho riposizionato la cornicetta e la copertura.
La caratteristica di questo filtro è di essere in fibre di poliestere, tessuti sintetici del diametro di 5 micron che si puliscono con semplice aria compressa. In più ci sono più pieghe e sono più alte rispetto ai filtri di altre marche: questo consente un'azione filtrante maggiore. Il maggior afflusso di aria, che fa respirare meglio la moto, non richiede comunque una modifica del settaggio della centralina.
Vedremo se i benefici effetti promessi si realizzeranno.

 

domenica 9 febbraio 2020

Si va sul Lago di Garda!

Dopo il rendez vous con nessuno13 alla "solita" area di servizio di S. Giacomo est, lasciamo la A4 a Desenzano. Qualche fastidio al casello: una corsia telepass, quella percorribile anche dalle moto, è occupata da un'auto che ha dei problemi col proprio telepass. Quindi ci tocca tornare indietro ed imboccare l'altra corsia telepass, che però non ha la sbarra più corta, che permette alle moto di passare da un lato. Risultato: il KTM passa regolarmente, mentre per me evidentemente il telepass non fa contatto, la sbarra si riabbassa e non c'è modo di passare di lato. Alla fine interviene un addetto del casello, ma non so se il mio transito è stato validato o meno: vedremo se fra qualche mese arriveranno richieste di regolarizzare la posizione.
Comunque ci dirigiamo verso Lonato, dove abbiamo prenotato per pranzo alla trattoria Al Folzone. Ci raggiunge Jules Winnfield verso le 13 e per un paio d'ore ci godiamo un pranzo da leccarsi i baffi: tagliatelle fatte a mano con sugo di lepre in salmì, carrello dei bolliti e una crema al mascarpone strepitosa.


Dopo pranzo saliamo fino al lago di Garda e di qua prendiamo la SS45bis "gardesana occidentale" che corre sulla sponda lombarda del lago. 
Attraversiamo Salò e la strada lambisce anche il Vittoriale, la celebre tenuta dove si ritirò D'Annunzio. Dopo Gargnano e il bivio per la Valvestino che ci porterebbe verso il lago d'Idro, superiamo Campione e poco prima dell'imbarcadero di Tremosine voltiamo a sinistra per la Strada della Forra. Questa magnifica strada venne inaugurata nel 1913 e da allora permette di godere di viste mozzafiato sul lago di Garda, prima di immettersi in una serie di gole e gallerie scavate nella roccia: questi scorci suggestivi le sono spesso valsi il soprannome di strada più bella del mondo.



In effetti, pur essendoci davvero poco spazio per accostare, è difficile resistere e non fermarsi a scattare foto: per fortuna siamo un po' fuori stagione e quindi l'afflusso turistico è limitato.


Dopo uno spettacolo così scenografico tra balconate panoramiche, tornanti, gole e ponti, a Pieve, nello spiazzetto del benzinaio, facciamo il punto. Prendiamo a sinistra lasciando la SP38 seguendo le indicazioni per Pregasio e Sermerio. Dopo Sermerio riprendiamo la SP38 in direzione di Vesio, e poi sulla SP115, che ci porta verso valle fino a reimmettersi sulla gardesana occidentale nei pressi di Limone del Garda. Raggiungiamo Riva del Garda verso le 17.
Abbiamo trovato una sistemazione strepitosa presso la struttura Sweet Spot Nest, a due passi dal centro: è perfetta per fare due passi lasciando giù le moto al sicuro in garage.



Facciamo quattro passi nel centro di Riva del Garda e un giro nella zona del porto, prima di portare a compimento il nostro piano: una sorpresa a due amici motociclisti che hanno qui una birreria artigianale indipendente molto carina, il Fuori Stile.



La sorpresa riesce benissimo: mai si sarebbero aspettati di vederci entrare, uno per volta.
Christian e Paola fanno gli onori di casa facendoci degustare diversi tipi di birra, accompagnati da stuzzichini e panini veramente gustosi.


La serata passa in allegria: è stata una bella idea!
La domenica è già tempo di rientrare: ci salutiamo dopo colazione: Jules Winnfield scende verso Verona, mentre nessuno13 e io andiamo a ovest, verso la Val di Ledro. 
La salita verso il lago e verso Molina è al sole e piacevole per i tornanti e i falsopiani. Costeggiando il lago, balza all'occhio il livello dell'acqua, che è vermente basso: non so quale sia la ragione. La temperatura è attorno allo zero e scende anche a - 3 nella parte successiva, quando si guida all'ombra, con l'erbetta dei campi ricoperta da una patina ghiacciata. Guidando con circospezione scendiamo verso Storo e  ci immettiamo sulla SS237 del Caffaro. Breve sosta caffè e giù verso Brescia, dove ci salutiamo: ognuno prosegue verso la propria destinazione.
A parte la strada della Forra e la Val di Ledro, motociclisticamente non è che ci sia molto da raccontare, ma il valore aggiunto è nell'essere andati a trovare gli amici e nell'aver mangiato e bevuto molto molto bene: sennò che motociclisti saremmo?!?




sabato 1 febbraio 2020

Passo Agueglio e poi Alpi Svizzere: Maloja e Julier

Il mese di Febbraio inizia con un'incredibile voglia arretrata di andare in moto.
Visto che il meteo non promette bene al mattino (meteo.am dava pioggia..), penso a qualcosa a corto raggio, che pur senza portarmi lontano, mi dia un minimo di soddisfazione.
La scelta ricade sul lago di Lecco, e in particolare sulla zona della Valsassina.
Il 1200 della Stelvio gira tondo e pieno mentre lascio la Valassina per dirigermi verso Valmadrera e Lecco: traffico poco, moto nessuna. Percorro il lungolago di Lecco, passo davanti al chioschetto preferito da Stelvioblack quando ci vediamo con lo Stelvio Club, e mi re-immetto sulla SS36 percorrendo quel tanto che mi porta ad uscire a Mandello. Sono diretto a Perledo. La strada costeggia piacevolmente il lago, ma supero Varenna e decido di salire da Bellano. Da qui è la SP62 che con belle curve sin da subito sale verso la superstrada, più a monte. Proseguo lungo la stretta strada: 2 BMW 1200 RT mi precedono: in particolare il secondo dei due non mi pare molto a suo agio sugli stretti tornanti: decido di tenermi a prudente distanza, per evitare che un suo errore possa provocare conseguenze anche a me.
Poco prima di arrivare a Pennaso con una secca svolta a destra seguo le indicazioni per il Passo Agueglio. La strada è tutto sommato in buone condizioni, il traffico praticamente inesistente: si guida proprio bene, tornanti e tratti dritti in leggera pendenza. Di tanto in tanto si aprono viste e scorci meravigliosi sul lago di Como, ora verso nord, ora verso sud. Il cielo è grigio, ma immagino quanto possa essere spettacolare in una giornata di pieno sole.


Raggiungo il Passo Agueglio e fermo la Stelvio: non posso esmimermi dallo scattare alcune foto della vista stupenda.

Sulla destra il promontorio di Bellagio e più in fondo il promontorio di Lenno

Qualche minuto dopo arriva un gruppo di una quindicina di moto. Li osservo e scopro che sono tutte Guzzi (..in realtà c'è anche una Benelli TRK502..). 


 C'è anche un sidecar

Ci salutiamo: sono il Moto Guzzi Club di Mandello del Lario. Fraternizziamo: in men che non si dica dalle loro borse saltano fuori bottiglie di prosecco e diverse soppressate. Mi invitano a condividere con loro e mai invito fu più gradito. Guzzisti... dove altro potevo approdare, se non su una moto Guzzi? 
Dopo quattro chiacchiere e qualche foto li saluto. Non è tardi, saranno le 11 del mattino: ho tanta voglia di fare strada.


Così proseguo la strada del Passo Agueglio e raggiungo una località isolata, dove ci sono anche alcuni impianti di risalita: il rifugio Cainallo.
Non c'è neve, ma un laghetto bello ghiacciato si!


La strada finisce, quindi giro il muso alla Stelvio e a ritroso, attraverso il bosco, coi suoi colori rossi e invernali, imbocco la strada che mi porta verso Esino Lario e giù, fino al lago, a Perledo.
E' una strada molto bella, panoramica, curvosa, con moltissimi tornanti in sequenza soprattutto nella parte bassa. Una costante: traffico praticamente nullo!
Riprendo a costeggiare il lago. Mi è balenata l'idea di raggiungere Chiavenna.
La Stelvio sembra davvero in forma: me la godo così tanto che l'idea iniziale di fermarmi a mangiare un panino veloce prima di Chiavenna, da Moreschi, viene cancellata: decido di proseguire verso la Svizzera. Poichè dopo il ponte di Chiavenna i cartelli indicano che il Passo Spluga è chiuso, decido di andare a destra verso Castasegna. Passo dalle spettacolari cascate dell'acqua Fraggia e di qui la strada fino alla dogana svizzera è fantastica. Si viaggia bene, strada asciutta e in buone condizioni, temperatura sui 7 gradi: me la godo proprio!
Supero la dogana senza che mi guardino neppure e mi avvio lungo al Val Bregaglia. Faccio benzina a 1,46€ al benzinaio Socar e scambio 4 chiacchiere col gestore. Mi dice che la strada verso il Maloja dovrebbe essere praticabile. Speranzoso e ottimista, mi avvio. E in effetti la strada è perfetta: aumenta la neve, nei campi e ai bordi, ma l'asfalto è asciutto e si guida "tondo" che è un piacere. Devo limitarmi nel cercare angoli maggiori, perchè le condizioni stradali trasmettono una grandissima sicurezza e invitano a spingere: tuttavia meglio non fidarsi troppo.
Superato il borgo di Casaccia i tornanti del Passo Maloja si parano davanti a me. Mentre la Stelvio sale, dentro di me auspico che le condizioni stradali restino queste: asfalto asciutto, nessun rivolo di acqua che possa anche far sospettare che ci sia ghiaccio.
I miei voti vengono ascoltati e arrivo in cima con addirittura il sole!


Fatto trenta, a questo punto voglio fare trentuno: siccome l'appetito vien mangiando, come si dice, proseguo in direzione di St. Moritz. Il lago di Sils è ghiacciato e ricoperto di neve.

 
Mi fermo per osservare ammirato degli sciatori che usano un parapendio per farsi trascinare coi loro sci sulla superficie senza pendenze del lago.
Poco prima di St. Moritz c'è una rotonda. Il cartello stradale indica che lo Julierpass è aperto.
E' un'occasione d'oro e non posso non coglierla al volo!
Dirigo a destra le ruote della Stelvio e la strada inizia ad arrampicarsi, panoramica e curvosa. Dopo il tunnel della parte bassa, i tornanti aumentano e anche il panorama circostante diventa sempre più "siberiano".


Tutto è coperto da neve abbondante, la vegetazione si dirada, la strada appare come un nero nastro di asfalto che taglia il bianco circostante.
Arrivo allo Julierpass, ma gli alti muri di neve mi impediscono di trovare il modo di accostarmi: proseguo e "scavallo", per parcheggiare la Stelvio poco più avanti.
L'atmosfera è surreale: una leggera nebbia e la polvere di neve sollevata dal vento creano un effetto quasi mistico.


E' il momento di tornare indietro: un'ultima foto al chioschetto, ancora sommerso dalla neve, un'altra alla moto ferma sotto il cartello che indica i 2.284 metri dello Julier. 


Riprendo la strada verso valle.
La discesa dal Maloja, coi suoi tornanti, la percorro con tanta attenzione: è più facile salire, che scendere, quando si teme per l'aderenza.
Comunque arrivo a valle tranquillamente e in sicurezza, ripasso la dogana e mi fermo al "solito" chioschetto di Piuro.
Un ottimo panino con la squisita bresaola locale ed il formaggio, una bella birra fresca e placo gli incipienti crampi allo stomaco.
Del resto, mi stavo divertendo talmente tanto, che fermarmi per mangiare sarebbe stato davvero come interrompere un film capolavoro con la pubblicità.
Il rientro è rapido, lungo la superstrada che costeggia il lago.
Giornata bellissima, tutta "guadagnata" e 400 km senza accorgersene: quant'è bello andare in moto!



sabato 18 gennaio 2020

Giro sul Lago Maggiore a metà Gennaio 2020

I giorni d'inverno sono una lunga attesa verso la primavera, per chi va in moto.
Ad ogni buon conto, per chi tiene aperta l'assicurazione, di tanto in tanto ci sono dei regali pronti, che aspettano solo di essere scartati. 
Oggi per esempio si è aperto con la pioggia, ma al primo spiraglio di sole, a mezza mattina, non ho potuto resistere: ho preso la Stelvio e mi sono diretto verso il lago Maggiore. Quattro rapide chiacchiere e ci diamo appuntamento con Peo e Teo all'imbarcadero di Arona.
La zona tra Arluno e Castano Primo è immersa nella nebbia: procedo con cautela: ho indossato il gilet giallo ad alta visibilità e tengo accesi i faretti di profondità.
Molto suggestivo il canale nei pressi di Nosate, con la nebbia che sale dall'acqua.
Già da Tornavento, scendendo verso il Ticino, la nebbia si è dissolta per lasciare spazio al cielo limpido. Anche la temperatura è gradevole: siamo sui 6 gradi.
Arrivo ad Arona prima degli altri: nell'attesa, mi godo il sole. 

La rocca di Angèra, sulla sponda Varesina del lago, è immersa nella luce del mezzogiorno.

Arrivano anche i piemontesi.


Essendo già le 13 passate, preferiamo fare qualche km costeggiando il lago Maggiore in tranquillità: è vero che è una bella giornata, ma bisogna sempre prestare molta attenzione al fondo stradale e andare su per l'Alto Vergante può essere bello, ma anche celare qualche insidia. Teo racconta che sul Mottarone non c'è neve: in effetti, vista la stagione, è inusuale.
La SS33 del Sempione si snoda seguendo le anse e i saliscendi del lungolago: paradossalmente è bella proprio in questa stagione, "fuori" stagione, perchè non è affollata dai turisti del fine settimana che la congestionano dalla primavera a fine novembre. Ci si gode la strada e i panorami.
Superiamo Meina, Lesa e Belgirate. Giungiamo alle porte di Stresa ammirando alcuni degli alberghi più prestigiosi del mondo, in meraviglioso stile liberty, affacciati sul lago. Poi scendiamo a destra, verso l'imbarcadero di Carciano.

Le montagne innevate sullo sfondo fanno da cornice a uno scenario da cartolina

I raggi del sole attraversano l'acqua limpidissima lasciando intravvedere i sassi del fondo

L'Isola Bella, una delle meraviglie d'Italia

Altre leggende d'Italia: 2 Ducati e 1 Moto Guzzi

Questa foto l'ha fatta Teo: mi perdonerà se la carico sul mio blog, ma è qualcosa di meraviglioso.


Non nascondo che ci intratteniamo a lungo per immortalare in ogni modo questi scenari meravigliosi, prima di trovare posto in un bar per uno spuntino e un caffè.
Poi riprendiamo la strada verso casa, con questi spettacoli ancora negli occhi e col cuore contento per aver potuto beneficiare di una giornata di sole, non troppo fredda e con le strade in buone condizioni.
In questo periodo bisogna sapersi accontentare: certo che se questo vuol dire accontentarsi, non è poi questo grande sacrificio. Con Peo e Teo ci diamo appuntamento a presto.
Sulla via del ritorno la Stelvio ne fa 112.000!

sabato 28 dicembre 2019

Fine 2019 verso Arona

In questo gelido fine 2019 ho voluto portare la Thruxton un po' a spasso sul lago Maggiore, visto il bel sole. Niente di che, ma avevo voglia di muoverla un po'.

Il lago è sempre molto suggestivo

Solo un'altra moto, una bella Guzzi California



La Thruxton all'imbarcadero di Arona