Riding passion

La moto gira.. guarda.. e racconta

giovedì 9 agosto 2018

Al Lago Racollo, Gran Sasso, Agosto 2018

Quando vai sul Gran Sasso e ti basta dire agli amici che arrivano da ogni dove "Ragazzi.... ci vediamo là"


Non avevo mai fatto la strada che passa sotto Rocca Calascio per arrivare a S. Stefano di Sessanio.
Molto panoramica: alzando gli occhi si vede  la rocca del castello in cima all'erta.
Da S. Stefano di Sessanio la strada che va verso Campo Imperatore è fantastica e deserta: belle curve e atmosfera che solo sul Gran Sasso si trova: un senso di solitudine e grandiosità, contemporaneamente.

Da S. Stefano di Sessanio verso il Rifugio Racollo


Sull'altopiano davanti al rifugio una mandria di mucche si trastulla liberamente brucando l'erba e sciamando placidamente verso i recinti più a monte.

Animali al pascolo liberamente


Abbeveratoio


Un po' alla volta il rendez vous è completo: 3 Moto Guzzi Stelvio color magnesio, una T120 e un R100.. che tra le mucche ci sta anche.




Il resto è solo golosità!

Ristoro

Bella giornata in compagnia, con Alessandro, Claudio e Giulio che non vedevo da tanto: felice di aver visitato per la prima volta questo scorcio di Gran Sasso insieme a Nolmar. 

sabato 4 agosto 2018

Verso l'Abruzzo, 900 km ad Agosto 2018

Come sempre, il viaggio verso l'Abruzzo è sempre stimolante e mi porta sempre a trovare qualche ragione nuova che lo renda meno scontato di quanto si possa pensare.
In agosto partire vuol dire doversi confrontare per forza con problemi di viabilità, come tutti sanno: i fine settimana sono quasi sempre definiti, con espressione eloquente, "da bollino nero".
Parto verso le 6 del mattino in modo da regalarmi una giornata piena di marcia: ho voglia di guidare!

Benzina e via

I piani di coprire rapidamente la noiosa tratta da Milano a Bologna naufragano dopo neppure 5 km, quando i pannelli che precedono la barriera di Milano sud riportano 221 minuti per raggiungere Bologna, quando normalmente è questione di 1 ora e 50 circa.
Non entro neppure in A1: uscita Melegnano/Binasco e via di statale.
La temperatura è ancora gradevole, vista l'ora. Pur col sole basso sull'orizzonte di fronte a me, mi godo l'andatura spedita che riesco a tenere sulla strada praticamente deserta. Faccio benzina dalle parti di Casalmaggiore.

Si viaggia bene anche sulla Statale

Pensavo che per la via più breve il Tom Tom mi portasse lungo la Via Emilia: invece mi guida verso Cremona, Piàdena, Viadana. Voltandomi a destra, una volta superato il ponte, posso vedere chiaramente il campanile della chiesa di Don Camillo, a Brescello.
Il paesaggio circostante è caratterizzato dalle tenute agricole, dove i contadini sono già alacremente impegnati nel loro duro lavoro.
Raggiungo Bologna da nord est e la supero imboccanndo la strada per la Toscana dalle parti di Ozzano: da Idice la SP7 passa per Castel de' Britti e Monterenzio, fino a salire con belle curve fino al Passo della Raticosa. Nella salita mi incollo a una Ducati Multistrada 950 e la Stelvio risponde molto bene. Nessuna imprudenza, intendiamoci: però la strada va su divertente.
Ero sempre arrivato alla Raticosa da Pianoro: per me è stata una strada nuova.
Non mi fermo al chioschetto in cima al passo, già affollato di "smanettoni": preferisco proseguire, vista la lunga strada che mi aspetta.
Dalla Raticosa si scende fino al bivio per la SP503: prendo a sinistra per Firenzuola e mi godo il tracciato che porta, tra saliscendi e panorami sull'Appennino Tosco/Romagnolo, fino al Passo del Giogo.

Si prosegue verso Sud

Prima del viaggio dello scorso Giugno non ero mai passato di qua: ora è già la seconda volta.
Del resto, la strada è davvero bella: l'avevo apprezzata allora e ho voluto rifarla espressamente. Personalmente il ritmo migliore l'ho trovato negli ultimi km che salgono verso il Giogo.
Scendo verso il Mugello, incontrando molti motociclisti che vengono in salita: alcuni sono abbastanza invasati. Non li riesco a comprendere: mettono a rischio la vita propria e altrui e screditano l'intera categoria agli occhi degli altri utenti della strada. Pur essendo entrambe condotte disdicevoli, fa più impressione un motore che urla di un telefono cellulare alla guida: si parla quindi sempre di motociclisti pericolosi, e questo comportamento non aiuta a rendere cordiali e rispettosi i rapporti con gli automobilisti.
Intorno all'Autodromo non c'è il macello che avevamo trovato a Giugno, il sabato delle prove della MotoGP: oggi è tutto più tranquillo e l'accesso al circuito è libero.
Immortalo la circostanza e mi sgranchisco un po' guardando alcuni piloti intenti a girare sulla famosa pista.

 La Stelvio al Mugello

Riprendo la strada e passa davanti all'ingresso principale, con il famoso arco. Poi proseguo in direzione di Vicchio.
Questa volta sto molto attento nei presi di Sagginale, dove in occasione del Giro Toscano di Marzo un velox del quale non mi ero minimamente reso conto mi aveva affibbiato una "bella" multa per aver guidato a 70 orari. Passo accanto al famigerato strumento non senza un moto di fastidio.
Comunque la giornata è bella e non sto incontrando intoppi: nei pressi di Londa supero la ferrovia e mi diverto un mondo per la strada che sale al Valico Croce ai mori. Ormai è un passaggio usuale e gradito e anche questa volta non fa eccezione. Nella mente rimane comunque la "lavata" che presi in occasione del viaggio di Pasqua in Bonneville.

Sempre bella la Londa-Stia

Sempre nel giro di Marzo avevo scoperto il Valico della Scheggia, che porta verso Anghiàri: lo rifaccio volentieri: si "attacca" prima di raggiungere Arezzo. 


Mi trovo così ad Anghiàri: ogni volta che ci sono passato l'ho raggiunta da un punto differente e ne vedo dunque uno scorcio nuovo. Stavolta mi trovo a seguire il navigatore che per farmi scendere verso valle mi porta in cima a una ripida discesa: la vista su questa striscia di asfalto che finisce là in fondo sulla pianura è davvero scenografica: bello!!!
La SS3bis Tiberina è rapida e velocemente mi porta verso sud: sfilano via via Città di Castello, Umbertide e Perugia. Supero Assisi e a Foligno guardo in alto: sui Sibillini è pioggia sicuramente, come è successo l'altra volta.
Non mi interessa: da Foligno proseguo sulla SS77var (..è la variante, moderna, della "vecchia" SS77, molto più divertente e curvosa..) della Val di Chienti, veloce e comoda, con le nuove gallerie. Raggiungo lo svincolo di Muccia e proseguo per Pieve Torina. Questa strada si immette su quella che facemmo nel 2010 al Raduno Modern Classics. Passo dal punto dove ebbe la disavventura Maci e, poco oltre, mi ritrovo dove venne depositata per qualche settimana la sua moto. Allora c'era il velox..


...e oggi anche!


Battute a parte, forse il velox è l'unica cosa rimasta, perchè le zone sono state duramente provate dal terremoto del 2016 e la situazione, anche con tutti gli sforzi che si stanno facendo, non è facile.
Attraverso paesi diroccati e man mano che salgo riconosco i posti attraversati in moto altre volte. Inizia a piovere, mentre la strada sale: di tanto in tanto dei semafori regolano il flusso alternato dei veicoli, per permettere di effettuare i lavori.
Salgo senza riuscire a capire se davvero la strada che porta verso Castelluccio di Norcia è aperta o la troverò chiusa da un certo punto in avanti.
Questo mi crea un po' di apprensione: se davvero fosse chiusa, dovrei tornare indietro e fare un giro lunghissimo, che non mi permetterebbe di arrivare a destinazione in serata.
Mi accodo ad alcune auto e per fortuna a Castelluccio ci arrivo. E' bellissimo vedere come, nonostante il terremoto abbia lasciato segni profondi, i commercianti si adoperino per accogliere al meglio i turisti che ricominciano timidmente a riaffacciarsi quassù. Non faccio foto, perchè avrei la sensazione di fare del turismo da sciacallo. Mi soffermo a fare quattro chiacchiere con della gente del posto e approfitto per capire se posso scendere da Forca Canapine o da Forca di Presta.
"Per la Salaria scendi da Forca di presta.." mi dicono.
Così faccio: la breve serie di tornantini che scendono a Piano Grande e poi mi avvio a sinistra.

Castelluccio di Norcia in alto

Indosso l'antipioggia: il clima è praticamente autunnale andando verso il valico.

La valle del Tronto

Nebbia a Forca di presta

La lunga discesa attraversa Arquata del Tronto, dove i segni del sisma sono impressionanti. Con mestizia proseguo verso la Salaria. Una volta a valle anche il clima torna più consono al mese di agosto. In direzione di Ascoli mi fermo ad una stazione di servizio e mi libero dell'antipioggia.
Una rapida occhiata all'orologio: mi persuado di poter arrivare a destinazione quando ancora c'è luce. Mi sto divertendo talmente tanto, che non ho intenzione di avviarmi sull'autostrada.
Da Ascoli salgo verso Folignano e di qui mi godo le curve continue della SS81. Asfalto impeccabile, curve tonde e guidate, saliscendi che riprendono l'orografia delle colline abruzzesi e traffico pari a zero. Passo sotto Civitella del Tronto, arroccata là in alto a sinistra e raggiungo Teramo. Di qui proseguo verso sud sempre lungo la SS81 Marrucina, attraversando paesini come Cellino Attanasio e, un po' più avanti, Penne. Che meraviglia di strada: la consiglio a chiunque abbia tempo e voglia evitare l'autostrada adriatica.
Ammetto che da Penne in avanti perdo un po' l'orientamento e guido a senso, con lo scopo di raggiungere Spoltore, sui colli pescaresi, e di qui la variante della SS16 Adriatica che mi porta sulla costa.
Nella luce del tramonto da Ortona a Vasto, passando per la incantevole Costa dei Trabocchi, arrivo a destinazione dopo qualcosa come 14 ore in sella.
Ma ognuno degli 886 km è valsa la pena: la stanchezza è normale, ma quando ci si diverte in questo modo si recupera più facilmente.

Un lungo viaggio di sole statali

La Stelvio è stata grandiosa accompagnando ogni km col suo rombo cupo e potente, districandosi magnificamente sul misto e sui tratti più veloci, sostenendo senza apparente sforzo il suo peso, con tanto di carico. Magnifico sentire il motore ruggire rabbiosamente in certi tratti e frullare "liscio" e "tondo" in altri più filanti.
Viaggio indimenticabile!


sabato 14 luglio 2018

Europa tour 2018 - Luglio, 7-14



Nasce tutto all'ultimo momento, letteralmente improvvisando la sera del venerdì. Prima l'incertezza di quale moto usare.
La Stelvio è ferma da troppo tempo, ma il recente giro di inizio giugno mi tiene in particolare sintonia con la T120. La scelta della moto condiziona anche la scelta del tipo di bagaglio: valigie laterali rigide se viaggio in Stelvio e tutto molto comodo perchè alla fine basta buttare dentro le sacche interne mezze vuote; rullo da sella, tiranti, borsa da serbatoio se invece prendo la Bonnie.
Alla fine a tarda sera decido per continuare a girare in Bonnie: ho voglia di fare qualcosa di particolare, anche se non ho la minima idea di cosa sia!


So che Jules Winnfield ultimamente è sempre in giro nel fine settimana e quata volta non fa eccezione: risponde a un messaggio dicendomi che dormirà in Alto Adige, sopra Bressanone. Il percorso per raggiungere quelle zone potrebbe essere parzialmente compatibile con quello che hanno in mente di fare gli amici novaresi. Aggiudicato!

Foto al conta km per sapere alla fine quanti ne avrò percorsi

Ci troviamo sulla A4 ad Agrate e farò un po' di strada insieme agli amici: Peo e Ste Rouge.

A Brianza Sud si immortala il giro assieme

Partenza e uscita a Bergamo, per salire lungo la SS42. Costeggiamo il lago di Endine e continuiamo  su verso la parte nord occidentale del Lago d'Iseo, Lovere. La direzione è Edolo.
Facciamo colazione, ci sgranchiamo un attimo, prendiamo le provviste prima di riprendere la strada: loro andranno verso Aprica e Bernina; io andro invece verso Est, sul Tonale.

Buon giro ragazzi

Da Edolo me ne vado verso nord est. Tonale, di cui mi piace moltissimo soprattutto il versante trentino, verso Dimàro, sia a salire che a scendere..


...e poi, dopo aver corso tra le colline ricoperte di coltivazioni di mele, dopo gli splendidi scorci regalati dal Lago di Santa Giustina,  il Passo della Mendola.


La discesa dal Mendola verso Caldàro, siamo ormai in Alto Adige, è bella come strada da moto (a salire è da urlo: non si può non averla mai fatta!), ma come panorami e vista sulla vallata che guarda verso Bolzano a sinistra e verso il Lago di Caldàro a destra è davvero mozzafiato.
Scorre rapida la strada attraverso Bolzano e la sua ampia viabilità, in modo da giungere a nord del capoluogo e poter riprendere nuovamente ad apprezzare il panorama circostante.
Si viaggia costeggiando l'Isarco e la A22 del Brennero. Attraverso il fiume nei pressi di Ponte Gardena.

Il castello di Trostburg, a Ponte Gardena

Atttraverso la valle raggiungo il bel paesino di Chiusa.

Il Castello Branzoll e più in alto si intravede il grande complesso del Monastero di Sabiona

 Le vie del centro sono ornate da tanti ombrelli delle fogge e dei colori più vari

La sosta a Chiusa è resa ancora più piacevole dall'incontro con amici di famiglia che da molto tempo vivono da queste parti. Bellissimo ricordo!
Riprendo il viaggio verso nord lasciando la SS12 dell'Abetone e del Brennero per iniziare a salire sui monti con la SP28 prima e la SP29 più avanti. Il panorama si fa decisamente "nordico": è bello muoversi in questi contesti, guardare lontano, verso i monti, mentre lo sguardo viene attirato da svettanti ed acuminati campanili che come spilli svettano dai prati verdi.

Laggiù in fondo le montagne della Val Pusteria

Si sale e il panorama è sempre più arioso. Raggiungo Eòres e l'albergo dove soggiornerò la sera. Scarico la moto, prendo possesso della stanza. Ho ancora però qualche ora di luce a disposizione e non sono particolarmente provato dai km. Salendo ho ripetutamente letto indicazioni per il Wurzjoch, in italiano Passo delle Erbe: decido di andare a vedere di cosa si tratta.
Devo dire che pensavo fosse molto più prossimo, mentre tra andare e tornare saranno quasi 40 km!


 Il Sass de Putia

Sullo sfondo il Gruppo delle Odle di Funes

Che meraviglia! Scenari incantevoli, da tentarti a rimanere e allungarti sul prato!

Il Passo delle Erbe

Scavallando e andando oltre si passa dalla Val d'Isarco alla Val Badia.
Torno indietro e a Eòres sono arrivati anche Jules Winnfield e Monica: fantastico!


 Birretta rinfrescante e aperitivo con speck, rafano e immancabile cetriolino!


Un'allegra compagnia di avventori locali, coi quali dopo cena socializziamo con la scusa della partita dei mondiali di calcio tra Russia e Croazia. Memorabile tra loro tale Erwin.


Come prima giornata del viaggio improvvisato non mi posso proprio lamentare!!!

Le moto riposano al coperto




Ho in mente l'dea di andare oltre confine, ma dal momento che non ho mete definite, posso anche concedermi tutte le divagazioni del caso. In realtà poi non sono divagazioni, ma semplicemente sfizi che posso togliermi: il percorso si crea da sè, "a sentimento".
Scendiamo verso Bressanone e Bolzano, senza restare però a valle lungo la SS12. Andiamo in direzione sud percorrendo strade di campagna a mezza costa, con la valle Isarco giù alla nostra sinistra. Prima la provinciale SP73 e poi in direzione di Renon, sulla SP135 che ci porta sulla statale della Val Sarentino e del Passo di Vizze, la SS508. In direzione di Sarentino procediamo svelti, la strada inizialmente sale e poi corre quasi su un altopiano. Dopo diversi km, appena superato il benzinaio a Rio Bianco, una curva a destra e inizia la salita del Passo Pennes.

La salita del Passo Pennes

E' abbastanza lunga, ma molto filante, con pochi tornanti secchi, anche se l'altitudine sale rapidamente.

Verso il Passo Pennes, sopra Vipiteno

Le montagne della Val Sarentino

Arrivati in cima, il termometro della BMW segna appena 11° C: diciamo che prendiamo della bella aria fresca lassù.

Le moto in cima al Pennes

La discesa verso Vipiteno è lunga, panoramica e anche divertente. E per fortuna anche la temperatura torna ad essere accettabile.

Uno scatto insieme prima di tornare giù

Un caffè in un bar e ci si saluta: io vado a destra, verso nord, mentre Jules e Monica sono diretti verso il Passo Giovo.
Al Brennero, lungo la statale, rimango sorpreso dal gran via vai di auto e in generale dalla confusione. Se non fosse per una camionetta e due Alpini che sorvegliano discretamente, si fa quasi fatica a distinguere il confine, in una ridda di ipermercati e centri commerciali: tante auto, tantissime moto che entrano in Italia e un sacco di gente che passeggia da un centro commerciale all'altro.

Ingresso in Austria
Da qui in avanti la strada non è nulla di particolare. Si va attraverso delle valli, ma non sono molto differenti da quelle che ho percorso tante volte in Italia, ai piedi della Alpi. Forse anche per via dell'intenso traffico, il paesaggio non mi suggestiona particolarmente: trovo più caratteristico quello svizzero, se parliamo di oltralpe.
Dopo lunga discesa, Innsbruck si riconosce subito, dal grande trampolino Olimpico che si erge su un'altura a destra. Entro in città e passo il ponte sul fiume Inn, per poi immettermi sulla strada che porta a Ovest.
Comincio ad incontrare un gran traffico in senso contrario, con auto incolonnate per diversi km. Nel mio senso di marcia invece la situazione appare abbastanza tranquilla. Delle belle curve mi portano verso il Fernpass.

Rapida sosta sul Fernpass

Quando intraprendo la discesa, il traffico riguarda il mio senso di marcia. Code lunghissime, con auto, camper, roulotte incolonnate che si muovono meno che a passo d'uomo: allora anche all'estero si creano le code! A dire il vero, non sapendo se sorpassare le file a sinistra sia consentito, cerco di essere più realista del Re e me ne sto dicìsciplinatamente in colonna. Finchè il passaggio di alcuni motociclisti locali mi convince a sorpassare le auto in colonna, ad andatura molto moderata.

 In coda al tunnel di Lermoos, strada 187

Comincio ad essere stufo di questi continui rallentamenti. Finalmente trovo una grossa area di servizio e ne approfitto per fare benzina: qui in Austria costa davvero poco.
Seguo le indicazioni per Fussen. Il confine anche qua è abbastanza invisibile, ma finalmente arrivo in Baviera.

La Germania è il secondo confine che attraverso oggi

La mia meta in questo momento è il castello di Neuschwanstein (famosissimo il puzzle della Ravensburger!), situato nei pressi d Fussen, a Schwangau: rimango sorpreso di quanto sia vicino al confine con l'Austria.

Uno dei castelli più famosi del mondo

 Mi trovo a Fussen sulla Romantische Strasse

Non è tardissimo e ho ancora margine per fare un'altro po' di strada di strada: purtroppo non trovo alloggi a prezzi abbordabili qui in zona e quindi prenoto un paio d'ore verso nord.
Arrivo a Ulm, città natale di Einstein, sul Danubio.


Le sponde del Danubio, a Ulm, sono luogo per mercatini e passeggiate

E' una cittadina con un vivace centro storico, sul quale domina l'imponente cattedrale, col suo campanile alto 161 metri.


La Cattedrale di Ulm

Nel palazzo del Comune è custodito il primo prototipo di deltaplano, inventato da un sarto nativo proprio di Ulm.

Il trecentesco palazzo del Comune, Rathaus

All'esterno invece è molto bello l'orologio astronomico del 1500.

 L'orologio astronomico sulla facciata istoriata del Rathaus
Alla sera sono abbastanza provato, non tanto dalla distanza percorsa, quanto dalle code trovate in Austria: dopo aver fatto un bel giro in centro e aver cenato, mi abbandono volentieri a un bel sonno ristoratore. Domani ho in mente di fare tanta strada.





Continuo a guidare verso nord, superando Heidelberg: raggiungo il Reno nei pressi di Bingen am Rhein, appunto. E' una bella cittadina, proprio nella valle del Reno. Su una collina di fronte, sull'altra sponda del fiume, troneggia imponente il Niederwalddenkmal, un monumento risalente al 1870, che celebra l'unificazione della Germania.
Provo a trovare il modo di raggiungerlo, ma si tratterebbe di allungare di parecchi chilometri fino a un ponte e poi tornre indietro fino al monumento: non ne ho molta voglia e proseguo lungo la strada che costeggia il grosso fiume.
Di tanto in tanto arrivo nei pressi di qualche castello: questa zona è famosa anche per questo.

Bacharach am Rhein


Il fiume è davvero largo ed è trafficatissimo: mentre guido lungo le sue sponde, vedo passare decine di chiatte e battelli, carichi di turisti o di grandissimi container. Vedere un fiume navigabile da mezzi così imponenti non è una cosa che da noi siamo abituati a vedere.


La strada 9 mi porta verso nord, sulla sponda occidentale del Reno. Raggiungo Spay e poi passo attorno a Coblenza.
Il contesto è piacevole e per niente noioso. A un certo punto dopo aver fatto benzina, finisco col trovarmi, senza accorgermene subito, nei pressi della cittadina di Remagen.
Non sapevo fosse qui, ma subito mi viene in mente un film di guerra degli anni 60, in cui si narrava la storia del ponte sul Reno, il ponte Ludendorf, che gli alleati volevano salvare per poter proseguire la strada verso est e verso Berlino. Il ponte in realtà non c'è più: crollò ne 1945, pochi giorni dopo essere stato preso dagli Americani, e non venne più ricostruito.
Quindi non ho nulla da fotografare.
Sono nei pressi di Bonn, la vecchia capitale della Germania Ovest, quando decido di "sconfinare" in Olanda. Per questo mi dirigo verso Aachen, la città di Carlo Magno.

Aachen è il nome moderno dell'antica Aquisgrana

Attraversare Aachen mi porta via un sacco di tempo: c'è un traffico incredibilmente bloccato e semafori lunghissimi. Finalmente giungo in Olanda!
Mi trovo nelle campagne, nei pressi della cittadina di Maastricht.

Maastricht, famosa in tutta Europa, è un piccolo centro abitato

Il confine con la Germania è davvero a due passi, quasi non ci si accorge di aver cambiato nazione: non un cartello o un indicazione. La cosa che mi sorprende, mentre guido verso il centro città, è come sembri di essere in poco più di un paesino: pensavo di dover percorrere diversi chilometri per arrivare, mentre tra la campagna e il centro ci saranno poche centinaia di metri.
Arrivo in hotel, scarico la moto, mi rinfresco un attimo e decido di fare una passeggiata.
Nemmeno un km e mi ritrovo sulla sponda del fiume che da il nome alla città.


 La Mosa attraversa Maastricht

La grande piazza centrale, lungo il cui perimetro si trovano molti locali con sedie e tavolini all'aperto, è occupata e resa invisibile da grosse infrastrutture posizionate per un concerto. Peccato.
Cerco comunque di immortalare qualche costruzione rappresentativa.


Le imponenti strutture della Cattedrale di San Servazio

Consumo un buon pasto lungo le rive del fiume alla "Brouwery de ridder", una birreria il cui stabilimento è monumento nazionale dal 1987.


Sono le 22 abbondantemente passate, ma il cielo olandese è ancora chiaro. Torno in Albergo, per chiudere la mia giornata olandese.

Dove alloggiare: consiglio decisamente il Townhouse Hotel. A nemmeno 1 km a piedi dal fiume (5 minuti a piedi..) e altri 3 minuti dal centro storico. Inoltre anche vicinissimo alla stazione. E' pulito, di design, ben tenuto, con uno staff giovane e disponibilissimo, dotato di un garage dove la moto (o la macchina) possono essere lasciati al sicuro (invero, la zona è di una tranquillità incredibile). Colazione buona e abbondante in un atmosfera particolare.




Al mattino il cielo è decisamente chiuso e coperto. Ho in mente di andare a nord: mi stuzzica quest'idea di andare su e su ancora.
Entro in Belgio. Anche qui il confine quasi non si nota: passa in mezzo al centro abitato.

Si entra nella Fiandre

Visto il meteo decisamente nero, decido di prendere la strada più svelta per aggirare Bruxelles e proseguire verso nord.
Mi accorgo subito che il giubbotto estivo traforato con le maniche corte sotto non è sufficiente per la temperatura dei luoghi. Mi fermo forse 2 o anche 3 volte, per indossare di volta in volta qualcosa in più: prima una camicia con le maniche lunghe, poi un altro collare (che avevo portato di riserva) sopra quello che già porto, poi una felpa, infine, per via della pioggerellina, il completo antipioggia.
Devo ammettere che solo così mi sento al caldo, anche se non è propriamente la tenuta più comoda e pratica.
Raggiungo così Bruges. Ci ero stato anni fa: bellissima.


La piazza principale di Bruges



Mi trovo anche a immortalare questa balena costruita con plastica riciclata, che sembra uscire dal canale. Pesa 5 tonnellate e spunta alle spalle della statua di Jan van Eyck, il pittore fiammingo.

 La balena, simbolo della 2° Triennale di Bruges

Lascio Bruges dopo una sosta un po' lunga: ne approfitto infatti per mangiare un boccone e per indossare l'antipioggia, visto che comincia a piovigginare. Di qui in avanti il meteo si fa ricordare per la temperatura abbastanza rigida, per la pioviggine e per il fortissimo vento che trovo quando raggiungo Ostenda.

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La T120 sul lungomare di Ostenda: sullo sfondo il Mare del Nord

Il vento è fortissimo e la temperatura non supera i 10 gradi: siamo proprio al nord! Tra il lungomare e la spiaggia corre una linea di tram suburbani sembrano galleggiare su un sottile strato di polvere di sabbia sollevata dal vento tesissimo.

Fortificazioni del Vallo Atlantico nazista a ovest di Ostenda

Continuando verso ovest, a monte della strada costiera, si possono ancora vedere i bunker e i cannoni che costitutivano parte del muro che Hitler voleva cingesse la "fortezza" Europa: il cosiddetto Vallo Atlantico.

Il confine tra Belgio e Francia sulla strada N39

Non è distante il confine con la Francia, situato tra le cittadine costiere di Duinhoek e Bray Dunes.
La zona costiera si caratterizza per l'ecosistema di dune che si trovano alle spalle delle spiagge.



Siamo a pochi km dalla città di Dunkerque, teatro di una rovinosa ritirata delle truppe Alleate nel maggio del 1940.

Un pannello racconta i fatti bellici

Sulla estesissima spiaggia, resa ancora più ampia dalla bassa marea, si pratica sport usando dei carretti a vela sospinti dal vento tesissimo che soffia da queste parti.

Anche col maltempo si trova il modo di fare sport

Lascio Dunkerque per continuare la mia strada verso ovest, lungo le coste della Francia settentrionale.
La mia idea è quella di evitare di dormire a Calais. Piuttosto mi spingo oltre la città che rappresenta il principale porto continentale sulla Manica. Seguendo questa idea, passo all'interno di Calais e poi torno verso la costa, imbattendomi nella cittadina di Terlincthun, sulla strada D96E1. Sulla destra, svetta appena alle spalle della costa la Colonne de la Grande Armee, eretta all'inizio dell'800.

La statua di Napoleone sovrasta la colonna, a Terlincthun.

Da questa collina pare si scorgessero le coste inglesi che Napoleone pianificava di attaccare.

Le spiagge e la bassa marea nella Terre de 2 caps.

Nel corso di una sosta fotografica cerco qualcosa a Boulogne sur mer, per passare la serata in un posto sul mare. Purtroppo non trovo quello che fa al caso mio (le soluzioni proposte da internet sono troppo care!!!) e quindi mi accontento di qualcosa un po' nell'interno.
Dopo un breve giro panoramico del centro di Boulogne sur mer, mi dirigo verso la campagna e dopo una ventina di km giungo a Lumbres.
Campagna.. campagna e mucche... ma per me che non cerco la mondanità è perfetto.
Ceno mentre in tv gli avventori della trattoria seguono la partita dei campionati del mondo di calcio tra la Francia e il Belgio. Io sono completamente disinteressato, ovviamente. Chissà cosa penseranno di me.

Dove alloggiare: il ristorante le Moulin de Mombreux è in realtà una struttura che in una palazzina ha il ristorante e in un'altra le stanze. Sono entrambe immerse nel verde della campagna, lungo il corso di un fiume, in un contesto di una quiete irreale. Le stanze forse hanno un arredamento un po' datato, ma comunque sono ben tenute e confortevoli. Se si è in moto, nessuna preoccupazione: c'è un grandissimo cortile all'aperto dove lasciare il mezzo in tutta sicurezza. Unico consiglio: prima di prenotare sinceratevi che il ristorante sia aperto per quando soggiornerete, oppure dovrete arrivare in paese, a 3 km, dove le strutture non abbondano.

La bellissima struttura del Moulin de Mombreux, sede della tappa odierna





Oggi ho deciso di raggiungere le coste degli sbarchi del 6 giugno 1944, che cambiarono la storia e i cui effetti sono ben evidenti ancora oggi a livello geopolitico.
Vado dunque verso Ovest, incontrando di tanto in tanto degli scorci caratteristici.

Un mulino a vento nei pressi di Rouen


Nei pressi di Le Havre l'imponente ponte di Normandia, che scavalca la foce della Senna.

Finalmente arrivo ad uno dei luoghi simbolo dello sbarco delle forze Alleate in Normandia: a Benouille, alle spalle di Ouistreham, si trova un ponte mobile, su un canale, diventato famoso come il Pegasus Bridge.


Il Pegasus Bridge

E' qui che il maggiore Howard e i suoi paracadutisti inglesi atterrano nella notte tra il 5 e il 6 giugno 1944: conquistano il ponte dopo uno strenuo combattimento contro la locale guarnigione tedesca e lo difendono per ore, in attesa di essere rilevati da forze fresche (che dovranno arrivare via mare).
Poi vado verso la costa, a Ouistreham. Qui si trovava una delle 3 spiagge assegnate alle forze da sbarco britanniche: Sword Beach. Qui i commandos francesi, al comando del capitano Kieffer, rimisero i piedi sul suolo patrio per liberarlo con l'aiuto degli Alleati.
Proseguo poi verso Juno Beach, qualche km più avanti, dove tra le bandiere francesi che il vento fa sventolare fieramente, si erge l'imponente Croce di Lorena, che era il simbolo della Francia libera.
In questo luogo, il 14 giugno 1944, il generale De Gaulle fece rientro in Francia.

La croce di Lorena torreggia su Juno Beach, a Courseulles sur mer

Più avanti, infine, Gold Beach, l'ultima delle 3 spiagge del settore britannico, nei pressi di Ver sur mer.

La T120 davanti a un bunker, a Gold Beach

Gold beach, lapide commemorativa

Ho deciso di fermarmi nei pressi di Arromanches, ad Asnelles sur mer.
Qui si trovava uno dei due porti artificiali costruiti dagli Alleati per consentire l'afflusso di rifornimenti a sostegno delle truppe sbarcate.
Erano cassoni di cemento armato componibili. Purtroppo una terribile tempesta li spazzò via dopo pochi giorni di operazioni.
Tuttora davanti alla costa di Arromanches ci sono i resti di quelle strutture gigantesche.

I resti dei porti Mulberry ad Arromanches


Arrivo a metà pomeriggio e mi sistemo nella villetta del b&b che ho prenotato qualche ora fa.
Consumo una succulenta cena a base di cozze marinate in un ristorantino a 10 minuti di cammino. E' una buona occasione per sgranchirmi le gambe dopo tanti km in sella.

Le moules marinieres al ristorante La Cale, ad Asnelles

Torno al b&b, e pur essendo le 9 di sera, è ancora molto chiaro. Quindi decido di fare un giro con la moto lungo la costa: è un'occasione che non mi si ripresenterà facilmente e voglio sfruttarla.
L'aria è calda, la serata molto bella e il sole che si abbassa via via sull'orizzonte regala scorci suggestivi.

La T120 a Longues sur mer

 Tramonto Normanno

Guido verso Omaha Beach

Autoscatto al tramonto

Guidando tra paesini e campi, raggiungo la zona alle spalle di Omaha Beach, dove si trova il Museo dell'Operazione Overlord, come il Comando Alleato aveva soprannominato lo sbarco.


Carri armati rendono più concrete le sensazioni

Non lontano, passo davanti al cimitero americano, che ovviamente è chiuso.


Seguendo la strada si scende verso la spiaggia di Omaha.



Le immagini non rendono l'idea dello scenario in cui si dovettero muovere quei fanti sbarcati dopo la traversata, sballottati dal mare, esposti dalla bassa marea e bersagliati dal fuoco incrociato delle mitragliatrici tedesche. Difficile non provare ad immedesimarsi e trovarsi in silenzio a riflettere.

Cippo commemorativo a Omaha Beach

Nel tramonto, con quel silenzio, l'atmosfera è surreale e sembra impossibile che possa esserci stato un simile inferno in terra.


Con i fari della moto illumino il grosso scudo che riproduce il simbolo della 1° divisione di fanteria americana, quella cosiddetta del "Grande Uno Rosso", copertasi di gloria in moltissime campagne della 2° guerra mondiale.
Risalgo in sella percorrendo quei circa 30 km verso Arromanches con sensazioni contrastanti dentro, ma con un generale senso di raccoglimento.

La piccola chiesa di Colleville sur mer

Dove alloggiare: mi sono trovato ottimamente ad Asnelles sur mer, al b&b "La villa Port Winston": pulito e confortevole, in una bella villa in stile normanno a poche decine di metri dal mare. Ha un cortile ampio e recintato dove lasciare la moto più che al sicuro. Non lontano, ad Arromanches o a 10 minuti a piedi, ci sono alcuni ristorantini più che dignitosi. Il proprietario del b&b non conosce benissimo l'inglese, ma ci si capisce ed è gentilissimo.




Ormai sto pensando anche al rientro. Devo essere a casa alla sera di sabato, quindi devo conciliare quello che voglio vedere con 3 tappe che non vorrei avessero lunghezza eccessiva.. ma saranno tutte sui 500 km.. circa.
Per prima cosa faccio colazione in questa villa che si affaccia sulla spiaggia. Attraverso la finestra si vede proprio il mare: viene da pensare a quella mattina, quando le sagome delle prima navi si sono profilate all'orizzonte e le prime salve di cannone hanno investito le campagne alcuni km all'interno.
Ripercorro la strada di ieri sera per andare a visitare il cimitero americano.

La grande vasca che rappresenta le spiagge e il mare

L'imponente memoriale, in stile neoclassico

In memoria di coloro ai quali dobbiamo l'alto gesto affinchè la ragione per la quale essi diedero la vita possa rimanere viva

Ogni croce, un uomo

La spiaggia di Omaha vista dall'alto: dovettero scalare questo costone

Il cippo commemorativo della 1° divisione americana, sulla cima del costone di Omaha

Non è possibile descrivere le sensazioni che trasmette il percorrere queste terre, questi luoghi, il vedere queste lapidi commemorative. L'ammirazione per la grandiosità delle operazioni si mischia al pensiero delle vicissitudini dei singoli uomini che ne hanno fatto parte, che sono singoli in una moltitudine, ma ognuno di essi si staglia enorme nella durezza di quello che ha vissuto.
Proseguo, verso il mare: a Vierville sur mer si arriva proprio al centro della spiaggia, dove alla fine della giornata poterono passare i mezzi per risalire lungo la strada che portava all'interno.


Adesso la marea è alta e la spiaggia cortissima

Lascio queste coste e mi dirigo verso sud ovest.

La sagoma quasi mistica di Mont Saint Michel svetta oltre i campi

Da le Mont Saint Michel inizia una lunga traversata che in un paio di tappe deve portarmi verso casa.
Prima però un'ultima abbuffata di cozze in questo pittoresco ristoro lungo la strada: nell'aria tutte le musiche francesi più famose: full immersion!


Viaggio attraverso i campi e le pianure. Devo dire che non c'è molto da vedere e comincia anche a fare un gran caldo.

Per chilometri e chilometri si corre attraverso immense piantagioni di girasoli

Dopo qualche vicissitudine, perchè non riesco bene a trovare l'indirizzo preciso del posto dove dormirò questa sera, finalmente raggiungo la bella cittadina di Amboise, vicino Tours.

Ad Amboise c'è uno dei castelli della Loira

Ad Amboise si spense, oltre a Carlo VIII, anche il genio italiano Leonardo da Vinci, che qui trascorse gli ultimi giorni della sua vita, nel 1519. La cittadina è vivace e con un bel centro storico.

Nel centro storico di Amboise

Dopo un giro nel centro storico, trovo un locale lungo la Loira per cenare.

Tramonto sulla Loira

Rientro alla struttura dove ho prenotato non troppo tardi: voglio riposare che anche domani ci sarà della strada da fare.




Oggi tappa di trasferimento, praticamente. Si tratta di dirigersi più avanti possibile, fino ai piedi delle Alpi, se riesco.
Prima però una foto alla Loira, al mattino.


Ho deciso di andare avanti fino a Lione e possibilmente oltre, in modo che per domani, ultimo giorno, non rimangano troppi km da fare, visto che tanta parte sarà nel terribile caldo della pianura padana.
Dopo 532 km raggiungo Chambery, in Savoia.
Una succulenta cena non me la leva nessuno!


Faccio anche quattro chiacchiere con una coppia inglese che è in giro in moto da 3 settimane. Stanno tornando dal lago Maggiore.

Gran bel mezzo la Yamaha Tenerè 1200 degli inglesi.. la sella in pelliccia forse meno!

Passo la serata a fare piani per domani: ho sentito Peo e domani farà il Moncenisio per venirmi incontro: poi proseguiremo il giro insieme e torneremo tutti insieme verso casa.



Oggi è il 14 luglio, festa nazionale francese! Mentre faccio colazione, in tv è una sequela infinita di collegamenti dagli Champs Elysees dove fervono i preparativi per la grande parata militare. Io invece voglio partire! Da Chambery guido verso Modane e poi salgo con la D1006.
Sulla sinistra, l'imponente fortezza Maria Teresa, qualche km prima di raggiungere Lanslebourg Mont Cenis.

La fortezza Maria Teresa

Poco più avanti ho appuntamento con gli amici arrivati dall'Italia!
Grandi festeggiamenti! Vista l'ora, ci sta un bel pranzo e racconto un pò dei giri degli ultimi giorni.
Riprendiamo poi il nostro viaggio, ma sull'Iseran il meteo che ci aspetta non è dei più favorevoli.



Una volta in cima, dopo le foto di rito, bisogna indossare gli abiti impermeabili. Comunque il morale è alto.


Cielo chiuso sul col d'Iseran

Altre foto non ne ho: la fotocamera era al sicuro nell'antipioggia.
Salendo per il piccolo S.Bernardo comunque smette di piovere e possiamo liberarci degli impermeabili che ci fanno fare la sauna!


 
Goliardìa nei pressi della vecchia dogana


Sosta al rifugio Riondet, sopra La Thuile


La lunga discesa verso la fondovalle della Val d'Aosta e volo autostradale fino a casa, nel caldo soffocante della pianura padana: così, con l'ultima tappa in compagnia degli amici, si chiude questo viaggio improvvisato che mi ha portato in giro per mezza Europa occidentale. 3700 km di totale autogestione che mi hanno fatto vivere una nuova esperienza: il viaggio di più giorni in solitaria.
Mi è piaciuto essere del tutto libero e autonomo in ogni scelta, ma mi è anche mancato il commento della giornata e le battute con gli amici alla sera, per rivivere tutto anche con gli occhi degli altri.
Impeccabile anche questa volta la T120, che ha recuperato un pò dei km non fatti lo scorso anno.